Lisbona

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Struggente,malinconica,eppur bellissima Lisbona

Ha una luce tutta particolare, tersa e luminosa, un’aria di vento e di sole che ti fa innamorare e ti stordisce, specie quando da una finestra aperta senti per caso scendere in strada il suono dolce di una chitarra.

E quanti scalini, quante salite, quante vedute che si svelano inaspettate dietro ad un palazzo antico, dove uno scorcio tra la polverosa bottega di un antiquario e la vetrina d’angolo di un vecchia libreria si apre inatteso sul luccichio del fiume, là in fondo. Meta ideale se avete in mente una fuga d’amore passionale e segreta, Lisbona vi svelerà solo poco per volta la sua anima romantica e imperfetta. Per iniziare ad assaporarla con calma, bisogna prendere il tram 28, l’unico che si inerpica su per il vecchio quartiere dell’Alfama, passando così rasente alle case da dare l’impressione di poterci entrare dentro. Se riuscite a smettere di guardarvi occhi negli occhi, potrete sbirciare nelle finestre, tra una corda di panni stesi al sole e due vasi di gerani rossi,  vedere una donna che cucina, una coppia di anziani che vi saluta da un balcone, i bambini che ridono sfidandosi a correre proprio davanti al tram, con i calzoncini corti anche d’inverno. Reggetevi forte, la pendenza a volte supera il 14%, e sarebbe poco romantico ruzzolare in terra! Prima tappa obbligata il Miradouro de Santa Lucia, vecchie colonne di pietra sbiancate dal sole su cui si arrampicano bougainville dai colori brillanti.

La terrazza ha un panorama  mozzafiato, da una parte il dedalo di viuzze e tetti rossi che scivolano giù verso il Tago, e dall’altra le mura moresche e i campanili delle chiese. Se avete voglia e fiato per salire ancora più in alto, prendetevi per mano e percorrete le vecchie stradine che portano al Castello di San Giorgio: sarà facile perdersi tra i vicoli, e ritrovarsi magari in qualche piazzetta nemmeno segnata sulla piantina, in compagnia solo del rumore dei vostri passi e tutt’al più di qualche gatto sonnacchioso. Ma niente paura, anche se l’amore vi fa perdere la bussola, basta seguire sempre la strada che sale! Purtroppo del castello originario non rimane nulla, è stato tutto ricostruito, ma il colpo d’occhio sulla città è impagabile. Scendendo potete fermarvi a prendere fiato davanti alla cattedrale, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, o semplicemente “Sè de Lisboa”: ammiratene la facciata romanica, e l’interno nobile e austero, e poi proseguite per la chiesa di San Antonio. Se vi capita di trovarvi qui a giugno, durante la festa del santo, vedrete tantissime spose bianche in coda davanti all’altare : sì, perché a chi si sposa in questo giorno il comune regala il matrimonio! Potrebbe essere un buon momento per scambiare anche voi un pegno d’amore? Se avete già dato, o se per il momento non è ancora il caso, proseguite verso la Baixa, il quartiere al centro di Lisbona, il cuore più vivo e pulsante. Qui potete sentire l’ampio respiro della storia nella Praca do Comercio, una delle più grandi piazze d’Europa: un immenso rettangolo, incorniciato su tre lati da lunghi colonnati e affacciato col quarto sul fiume Tago. Se chiudiamo gli occhi possiamo immaginare il fervore che vi regnava nel Cinquecento, quando da qui partivano le navi per le colonie lontane, per l’India, l’Africa e l’America. Sotto le arcate si aprono uffici, bar, ristoranti, anche il più antico di Lisbona, si dice: quel “Martinho da Arcada” che vedeva spesso tra i propri commensali Fernando Pessoa e Amalia Rodriguez, la poesia dell’uno e la voce dell’altra. Vi sta venendo un po’ di saudade? Via, non è il momento! Imboccate la Rua Augusta, un concentrato di negozi nuovi e vecchi, botteghe artigiane, vetrine dall’eleganza un po’ fané e bar con i tavolini all’aperto. Arrivati alla fine, si apre davanti ai vostri occhi la geometria ipnotica di Piazza Rossio, con la sua pavimentazione a onde bianche e nere, che sembra invitarvi a fare due passi di danza. E pensare che nel Seicento questo era il luogo dove venivano torturati e impiccati i condannati della Santa Inquisizione.

Sentite un sottile filo d’angoscia e vi manca già il fiato? Basta con le scale, qui si prende l’Elevador de Santa Justa, due cabine in legno e ottone dal sapore vagamente gotico che alla fine dei suoi 32 metri vi sbarcherà direttamente nel Largo do Carmo.  Una deliziosa piazza fuori dal tempo, che in primavera è sommersa dai fiori viola degli alberi di jacaranda: qualche piccolo bar, una fontana, una casa da the, un paio di panchine di pietra. E l’ingresso del maestoso convento do Carmo, al quale si accede attraverso un ampio portale gotico. All’interno navate e pilastri sono in buono stato di conservazione, ma il tetto non c’è! Crollò a seguito dello spaventoso terremoto del 1755, e così rimase, forse proprio  per ricordarne l’immane tragedia. Se avete la fortuna di visitarla quando c’è poca gente, potete sdraiarvi sul prato che è cresciuto sull’impiantito originale, e guardare i giochi di luce tra l’azzurro del cielo e le arcate imponenti: forse vi sentirete a metà tra Harry Potter e i Predatori dell’arca perduta…Ma è venuto il momento di un buon caffè. Bisogna assolutamente andare da “A Brasileira” e fare la foto di rito sulla panchina dove siede la perfetta riproduzione in bronzo a grandezza naturale di Fernando Pessoa. E poi, se si avvicina la sera, iniziate a passeggiare per il Bairro Alto. All’inizio vi sembrerà un quartiere fantasma, porte chiuse, finestre sbarrate, l’eco dei vostri passi che risuona nei vicoli… Il tempo di scambiarsi un bacio appassionato nascosti in un portone, ed ecco che il quartiere prende vita, si portano fuori le sedie, si accendono le luci, in ogni angolo c’è un ristorantino, magari solo quattro tavoli, un bar con i bicchieri di vetro consunti, due candele, odore di sardine fritte, una chitarra, gente che ride e balla per strada.

Se vi sentite particolarmente romantici, prenotate la cena in un locale dove poter ascoltare il fado dal vivo, vi lascerà dei ricordi indelebili, un’emozione che tocca le corde dell’anima. Se invece preferite un’atmosfera più cool e cosmopolita, provate uno dei ristoranti sui docks, i vecchi magazzini fluviali trasformati negli ultimi anni in locali di tendenza. Qui, tra un sushi o un più tradizionale piatto di baccalà, potete cenare guardando l’imponente massa d’acqua del Tago e sentire i gemiti metallici del Ponte XXV Aprile, che il vento fa suonare come fosse uno strumento musicale. Il sabato mattina svegliatevi presto e fate un salto al Mercado de Santa Clara, dove si tiene la Feira da Ladra, il più divertente e improbabile mercatino delle pulci. Se vi viene fame fermatevi alla Pasteleria de Belem, un edificio storico vicino al Monastero dos Jeronimos: un susseguirsi di sale e salette ricoperte di azulejos (le mattonelline azzurre dai delicati disegni) dove potete gustare i pasteis de nata, un concentrato di crema e bontà. Per smaltire le calorie in eccesso basta camminare mano nella mano fino alla Torre di Belem, forse il monumento più fotografato di tutta Lisbona. E’ una torre fortificata in pietra bianca, dove convivono cupole di ispirazione moresca e bifore di tradizione veneziana. Da qui passavano i galeoni carichi di ori, spezie e stoffe preziose. E’ facile perdersi a osservare l’orizzonte, mentre il sole tramonta a occidente. Sarà questa la saudade, la malinconia che colpisce chi lascia Lisbona?