Il Salento è una terra ospitale, da vivere, con un microclima caratteristico, magicamente protesa tra l’Adriatico e lo Jonio.

Una terra carica di sacralità, di bellezza e di emozione. Parole che descrivono perfettamente questo meraviglioso angolo di Puglia.

Sarete accolti dal calore speciale del suo sole e della sua gente, da un mare cristallino affacciato su  spiagge bianche, da coste rocciose intarsiate da varie e meravigliose infiorescenze, dal fascino misterioso dei suoi “Dolmen” e “Menhir”, dai colori della sua macchia mediterranea e dalle sue campagne di terra rossa con ulivi secolari e “pajare”.

Lo sguardo rimarrà  rapito dal grande  patrimonio artistico, dal barocco e dalla  pietra leccese, mentre il vostro palato sarà deliziato dalla bontà e genuinità di un’eccellente enogastronomia.

Come sottofondo il ritmo unico, incalzante e coinvolgente della “Pizzica”.

Da tutti conosciuto come il “Tacco d’Italia”, appartenente alla più vasta Magna Grecia dello Stivale per via della forma a cui i suoi contorni rimandano, o ancora come “Terra di sole, mare e vento” per via del suo microclima caratteristico, questo meraviglioso lembo di terra è magicamente proteso tra due dei più bei mari d’Italia, l’Adriatico e lo Ionio. 

Da sempre spartiacque tra l’Oriente e l’Occidente, tra due mondi così diversi nella cui direzione le affascinanti Idruntum e Kallipolis (Otranto e Gallipoli), dalle antiche mura dei loro castelli, vegliano come sentinelle immortali, protettrici dei propri preziosi borghi, vere perle mediterranee.

Per godere dell’atmosfera salentina  avreste bisogno di almeno una settimana, ma, se avete a disposizione pochi giorni, ecco due tappe da non perdere assolutamente.

SANTA MARIA DI LEUCA

Santa Maria di Leuca vi incanterà con il bianco candido (“leukòs”) quasi accecante delle sue abitazioni , con l’imponenza del suo Santuario “De Finibus Terrae” (eletto a Basilica Pontificia da Benedetto XVI nel 2005) e del suo faro (costruito nel lontano 1864) che, ergendosi sul promontorio Japigio a pochi metri dal grande piazzale antistante la Basilica, vi farà dapprima alzare inevitabilmente gli occhi verso il cielo (è uno dei più alti d’Italia) e subito dopo guiderà il vostro sguardo più in basso, a poche decine di metri, laddove la terraferma degrada verso il mare, assottigliandosi sempre più, formando uno sperone di roccia: la famosissima Punta Meliso, l’estremo lembo della penisola italiana. Da non farsi assolutamente mancare una passeggiata sul lungomare per ammirare le belle ville padronali in stile liberty-moresco, con le caratteristiche torrette. Questo borgo marinaro ha  il privilegio di far assistere ogni giorno dell’anno allo sbalorditivo incontro delle correnti d’acqua provenienti dal Golfo di Taranto e dal Canale d’Otranto (convenzionale e simbolico abbraccio tra i due mari Adriatico e Ionio, anche se il confine ufficiale ricade nel territorio di Otranto, nel punto roccioso su cui si trova il faro di Punta Palascia) che, sia in giornate di rara bonaccia che di burrasca, danno vita ad uno spettacolo della natura a dir poco unico, una distesa infinita di acque che, lasciandosi accarezzare in superficie da un vento leggero e perenne e nella loro profondità da movimenti regolari ed invisibili, vi regaleranno un’armonia di colori dall’azzurro classico al blu più intenso. Nel grande porto turistico che si affaccia sulla parte iniziale del lungomare Cristoforo Colombo, non dimenticate di prenotare un interessantissimo giro in barca o in gommone a luce dei raggi solari che filtrano dalla fessura rocciosa. Durante il rientro direzione porto, immancabili a bordo  tarallini e  friselline del Capo di Leuca, leggeri e gustosissimi, accompagnati da un gradito e fresco calice di vino locale, magari un ottimo rosato salentino.

OTRANTO

Un borgo che vi lascierà senza fiato è Otranto, conosciuto per l’eccidio dei suoi Ottocento Martiri, per il suo Castello strategicamente ricostruito e rafforzato prima da Federico II di Svevia, poi da Alfonso d’Aragona e famoso per aver dato il titolo al primo romanzo gotico della storia, scritto nel 1764 da Horace Walpole, precursore del genere letterario che si sarebbe diffuso tra fine 700 e primi dell’800; per il meraviglioso e grandioso pavimento della sua Cattedrale, completamente realizzato dal monaco Pantaleone con la tecnica del mosaico e raffigurante “L’albero della vita”, l’opera più complessa e più elaborata mai arrivata ai nostri tempi. Passeggiare lungo le sue strette e graziose stradine, disseminate di botteghe artigianali, vi farà vivere quel fascino mediterraneo che accomuna luoghi ricchi di sole caldo, di scalette bianche, di porte e battenti azzurri, di fiori colorati sui balconcini o sui davanzali, di piante verdi vicino gli usci delle case, con le immancabili bottiglie di plastica colme d’acqua, semplici ed utili escamotage casalinghi per far riflettere lo sguardo e la testa deformati ed ingranditi di qualche gatto ramingo e curioso.

Camminare per i piccoli centri storici di questi comuni vi riporterà indietro nel tempo e non abbiate alcuna remora a chiedere informazioni su dove incontrare qualche signore o signora di una certa età, custodi del “Griko”, (sappiate che nell’intera area degli undici comuni ne vivono ad oggi quasi diecimila), disposti a ricevere una vostra visita e poter così ascoltare con le vostre orecchie il particolare suono della lingua grika. Un dialetto sui generis che, già dai tempi della cacciata dei Bizantini dal territorio salentino e della soppressione del rito greco durante le funzioni religiose, perse quasi del tutto il suo valore di lingua colta e la Grecìa Salentina subì la supremazia linguistica del latino che andava sempre più aggredendo l’impronta ellenistica del Salento, cosicchè il “Griko” rimase lingua esclusiva del popolo, considerata del tutto volgare.