Portrait Firenze, l’arte di ospitare con vista su Ponte Vecchio

Portrait Firenze

A due passi dal cuore di Firenze e dalle vie simbolo della moda, affacciato direttamente sull’Arno e con lo sguardo che sfiora il Ponte Vecchio, sorge Portrait Firenze, indirizzo di punta della Lungarno Collection, società di gestione alberghiera di proprietà della famiglia Ferragamo. Più che un hotel, una residenza esclusiva che rende omaggio alla città e ne restituisce il ritratto dei favolosi anni Cinquanta, quando proprio tra questi palazzi prese forma l’alta moda italiana.

È qui che la filosofia Portrait – nata con il primo progetto romano del gruppo – trova la sua declinazione più compiuta. «Portrait è un modo, una filosofia, un nuovo stile di ospitare. In un luogo indiscutibilmente raro, avvolto di comfort ed eleganza, il valore aggiunto è rappresentato da un team straordinario che riesce a trasformare tanta esclusività nel vibrante potere di ogni elemento che lo compone, andando ben oltre il servizio su misura di un grande albergo di lusso», afferma Valeriano Antonioli, amministratore delegato di Lungarno Collection.

Il concetto è semplice solo in apparenza: ogni ospite è al centro di un racconto costruito su misura. Il nome stesso, Portrait, evoca l’idea di un ritratto personale. Già al momento della prenotazione viene richiesto di compilare un questionario dettagliato – preferenze di camera, tipologia di cuscini, gusti alimentari, eventuali allergie – per anticipare desideri ed esigenze. L’accoglienza si fonda su un rapporto diretto, quasi domestico, che ricorda l’arrivo a casa di amici di lunga data, dove tutto è stato predisposto con cura per far sentire l’ospite perfettamente a proprio agio.

La posizione è privilegiata: cinquanta passi separano la residenza dal quadrilatero del lusso di via de’ Tornabuoni; pochi minuti conducono a Piazza della Signoria, alla Loggia dei Lanzi, alla Galleria degli Uffizi, al Bargello. Attraversando il fiume, l’Oltrarno svela palazzi storici, botteghe artigiane e caffè d’altri tempi. Chi soggiorna qui ha la sensazione di addormentarsi sull’Arno, con le colline che cingono la città come un nastro e il profilo di Ponte Vecchio quasi a portata di mano.

Un viaggio per immagini

Il racconto di Portrait Firenze si sviluppa lungo i sei piani dell’edificio attraverso un articolato percorso iconografico. Fotografie d’epoca rievocano la stagione aurea tra anni Cinquanta e Sessanta: il teatro e il cinema con Maria Callas, Anna Magnani, Vittorio Gassman, Sophia Loren; le case regnanti europee; i protagonisti della nascente moda italiana come Giambattista Giorgini, Roberto Capucci, Emilio Schuberth. Non mancano i riferimenti a Salvatore Ferragamo e agli stilisti che con lui condivisero visioni e progetti.

Il progetto è stato reso possibile grazie al lavoro della storica dell’arte Nina Screti, che ha esplorato per mesi gli archivi Alinari, Giorgini, Locchi e Torrini, restituendo un affresco visivo di rara intensità. Nelle suite si respira l’atmosfera sofisticata della Firenze anni Cinquanta; negli spazi comuni le immagini si accendono di colore per raccontare l’eccellenza artigiana contemporanea.

A suggellare questo dialogo tra memoria e futuro, al sesto piano, l’installazione “Ricordare e immaginare” di Felice Limosani, interpretazione digitale dei pavimenti marmorei del Duomo di Santa Maria del Fiore: un caleidoscopio di luci che anima le geometrie rinascimentali come metafora della capacità umana di custodire il passato e proiettarsi nel domani.

Una storia che continua

L’edificio che oggi ospita Portrait Firenze sorge dove, nell’Ottocento, si trovava il Grand Hotel Royal de l’Arno, a sua volta erede di un palazzo fatto edificare nel Duecento dalla famiglia Acciaiuoli, con un celebre giardino pensile attribuito a Bernardo Buontalenti. Nei secoli vi soggiornarono personalità come Charles Dickens e John Ruskin. Distrutto dagli eventi bellici del 1944, il palazzo rinasce nel dopoguerra e trova nuova identità con Lungarno Collection, che ne recupera lo spirito aristocratico coniugandolo a un’idea contemporanea di ospitalità.

Design aristocratico

Il progetto porta la firma dell’architetto fiorentino Michele Bönan, maestro di uno stile elegante e misurato. «Questo progetto può essere visto come un puzzle con tante tesserine che devono incastrarsi perfettamente. Colori, materiali, forme: tutto contribuisce a creare la giusta atmosfera», spiega. Linee semplici, contrasti calibrati tra grigi opachi e lucidi, acciaio e metallo dorato, legni scuri e tessuti caldi al tatto definiscono un’estetica che lo stesso Bönan sintetizza in un aggettivo: aristocratico. E, per antitesi, la modernità coincide con il recupero di una classicità del servizio, quasi d’altri tempi.

All suite, come una casa privata

La residenza si sviluppa su sei livelli e conta 37 suite, tutte diverse, da 40 a 120 metri quadrati. Cabine armadio spaziose, bagni in marmo di Carrara, courtesy kit Ferragamo, kitchenette a scomparsa per un cocktail o uno spuntino, tecnologia integrata con maxi schermi, sistemi audio e controllo avanzato della temperatura. Un’attenzione che si estende anche agli amici a quattro zampe, con cucce, ciotole e un menu dedicato.

Il gusto contemporaneo del Caffè dell’Oro

A completare l’esperienza, il Caffè dell’Oro, guidato da maggio 2025 dall’Executive Chef Luca Armellino. Nato a Cagliari nel 1985, Armellino ha costruito un percorso internazionale che lo ha portato nelle cucine di realtà iconiche come il Noma di Copenaghen, il St. Hubertus di Norbert Niederkofler e il Per Se di New York, fino all’esperienza giapponese al Bulgari Hotel di Tokyo. A Firenze propone una cucina essenziale e riconoscibile, fondata sull’ascolto del territorio e delle materie prime locali, interpretate con tecniche apprese all’estero. Ne nasce un linguaggio contemporaneo, coerente e sensoriale, che valorizza l’identità italiana attraverso uno sguardo internazionale.