Il diciottesimo compleanno dell’evento “Anteprima della Barbera d’Asti 2019”, organizzato da Coldiretti Asti, ha brillato grazie all’intervento di Riccardo Cotarella, Presidente mondiale degli enologi e Presidente nazionale Assoenologi, associazione che comprende il 99% degli enologi italiani. Il mago del vino italiano, così come mi piace definire il presidente Cotarella, affiancato dall’enologo Vincenzo Gerbi, ordinario al Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, ha condotto la degustazione di 21 campioni di Barbera d’Asti e Nizza Docg provenienti da tutte le zone di produzione astigiane.

Il Barbera, un vino fresco e maturo, con espressioni di frutto che si riescono a percepire anche oltre l’olfatto, tanto è evidente. In bocca è dinamico e il colore è sempre acceso. È un prodotto italiano, ma ancor di più, piemontese. Così esordisce Cotarella. E durante la degustazione continua parlando della sua professione, di quanto importante sia il lavoro dell’enologo in vigna.

Durante la serata è stata anche citata una frase di Aristotele che ha caratterizzato gli Awards 2019 Food and Travel Italia e che è stata commentata proprio da Riccardo Cotarella nell’editoriale della Rivista l’Enologo: “Noi siamo quello che facciamo ripetutamente. Perciò l’eccellenza non è un atto, ma un’abitudine”.

Riporto in breve le parole di Cotarella:” È davvero incredibile quanto questa massima sia vasta, profonda e attuale a distanza di quasi 2400 anni. Ed è altrettanto incredibile quanto possa risultare profondamente educativa nei confronti delle nuove generazioni. Mi viene in mente una frase pronunciata da Eddie Cantor, attore e sceneggiatore, sideralmente meno noto del grande filosofo greco, ma che sul tema aveva idee altrettanto chiare: “Per diventare una persona di successo da un giorno all’altro, ci vogliono venti anni di duro lavoro”. Il talento non si improvvisa, si costruisce pazientemente giorno, dopo giorno.
Ma torniamo al tema dell’eccellenza che, da anni, costituisce un vessillo della nostra professione in tutto il mondo del vino e una garanzia di qualità per le imprese vitivinicole che assistiamo. Ebbene, anche noi abbiamo il diritto e il dovere di sostenere, ricordare e insegnare che: “Noi siamo quello che facciamo ripetutamente”. L’avverbio sottolineato racchiude in sé: l’impegno, l’attenzione, lo scrupolo, la profondità, la passione, la scientificità della nostra professione. Il “colpo di genio” aiuta, ma non risolve, anzi talvolta rischia di indurre ad azioni improvvisate e superficiali e, alla lunga, velleitarie e perdenti. Molto meglio puntare sulla costanza e sul metodo che, non a caso nell’antica lingua di Aristotele, vuol dire “percorso”!
Proprio così, amici miei, bisogna studiare e progettare sempre nuovi percorsi di apprendimento e crescita che educhino i nostri giovani colleghi alla consapevolezza dei valori di cui sono, e devono essere, portatori.
A questo proposito, vorrei sottolineare un altro importante insegnamento della esortazione aristotelica che, non a caso, inizia con: “Noi”, quasi a sottolineare che il raggiungimento dell’eccellenza non è un traguardo individuale, ma un risultato da conseguire insieme con altri.
Penso che questa considerazione sia particolarmente importante per la nostra professione i cui migliori esiti si conseguono quando si riesce a instaurare una collaborazione sinergica con i propri clienti. Dal gioco di squadra Produttore-Enologo scaturiscono i migliori risultati . Solo così l’eccellenza diventerà abitudine e l’abitudine diventerà eccellenza”.

“Bisogna far conoscere i prodotti astigiani al di fuori della nostra città”: questo il grande obiettivo di Marco Reggio, Presidente Coldiretti Asti, e Diego Furia, direttore Coldiretti Asti.