Quando si parla delle eccellenze enologiche italiane, si è solitamente portati a pensare quasi d’istinto all’ottimo e blasonato Brunello, il famoso nettare toscano che fa parte di quella ristrettissima cerchia di vitigni e relative etichette nota nel settore con il nome di ” Super Tuscany”. Tanto di cappello, per carità, ma il buon senso ed il buon gusto non possono comunque distogliere l’attenzione e l’interesse di un vero intenditore nei confronti di un altrettanto famoso ed ottimo nettare di cui gli italiani, in particolar modo i piemontesi, non possono non andarne fieri: la Barbera d’Asti.

Forse sono pochi coloro che ad oggi non immaginano che questo fantastico rosso italiano abbia superato, nei consumi e quindi nelle vendite, altri importanti vini del Piemonte quali il Barolo, il Barbaresco, il Nebbiolo, il Dolcetto, la Freisa, ed in genere tutti i vini prodotti nel territorio delle Langhe. A testimoniarne il primato in modo indiscutibile, si riportano i dati di produzione ed imbottigliamento totale dell’annata 2014, pari a ben 22 milioni di bottiglie, di cui la metà è stata destinata al mercato estero con gli Stati Uniti che rappresentano il primo mercato d’importazione;gli americani hanno infatti incrementato di molto il consumo di Barbera, passando da una percentuale bassa del 10% ad una soddisfacente del 22%:  questo in soli quattro anni (dal 2010 al 2014) superando così il consumo dei tedeschi che per la prima volta si sono classificati secondi.

Trattasi senza ombra di dubbio di un risultato molto importante perchè, anzitutto, viene confermato il trend di consumo e di apprezzamento in terra tedesca e poi perchè tale consumo è stato eguagliato ed addirittura superato in terra americana dove, da sempre, hanno avuto un particolare interesse nei confronti del Brunello di Montalcino,considerato il topo dei rossi italiani, e dove la richiesta di prodotti italiani di eccellenza continua a rimanere alta.

Risultati del genere ottenuti a livello internazionale testimoniano l’impegno e le corrette stategie di mercato finora intraprese concordemente da parte di tutti i vignaioli di Asti che, forti nell’essersi consorziati, sembrano aver ben chiaro il loro obiettivo di valorizzare ed identificare sempre più il meraviglioso territorio astigiano. Tale obiettivo strategico lo si intuisce da un’importante decisione intrapresa, quella cioè di attribuire maggior valore alla Barbera, esaltandola attraverso il cambio del nome del consorzio che nacque nel 1946 come” Consorzio per la difesa dei vini tipici Barbera d’Asti e Freisa d’Asti” ed evolvendosi successivamente come “Consorzio dei Vini d’Asti e del Monferrato”.

Ebbene, a seguito della strategica volontà di dare maggiore valore al prodotto, oggi la nuova denominazione è “Consorzio dei Vini d’Asti e del Monferrato”, un’associazione di ben 180 aziende vitivinicole che, nello specifico, producono più di 385.000 ettolitri di barbera.

Con tale denominazione consortile è stato definitivamente e giustamente assegnato il corretto e personalissimo riconoscimento qualitativo ad un vino molto apprezzato, ma che non ricopriva ancora quel ruolo di leader che gli competeva e che ovviamente meritava, sia a livello nazionale che internazionale.