Gordon Ramsay: Ironman

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Gordon Ramsay è lo chef più carismatico degli ultimi 20 anni, è diventato il miglior cuoco del Regno Unito e ha appreso che i rischi sono essenziali. Così lo definisce Marco Sutter in questa intervista esclusiva.

Interno del Bread Street Kitchen

Oltre ad essere uno chef pluristellato sei anche un personaggio mediatico.

Come vivi questi due ruoli?

Non mi vedo come un personaggio, una star, ma semplicemente uno chef. Sarò onesto come sempre lo sono: amo il mondo televisivo ma nel cuore sono uno chef, non sono andato a scuola per diventare un personaggio e se mi accorgo che qualcuno lavora male mi arrabbio e considero il tutto “bull shit”. Non comprendo chi si atteggia e non dice la verità…anche se sei davanti ad una telecamera! Mi considero un vero chef!

Per te cosa significa cucinare?

La vita! Pura immaginazione. Tre settimane fa ho vissuto l’esperienza più “sconvolgente“ della mia esistenza, ho tenuto la mia seconda lezione online di MasterClass, nessuna interruzione, cucinare solo cucinare, nessuna star, nessuno show, solo io e il cibo. L’ho fatto 2 anni fa nel mio primo tutorial della serie MasterClass e 48.5 milioni di persone hanno visitato e scaricato le mie 5 ore di lezioni. Incredibile! Avendo avuto la possibilità di ripetere l’esperienza ero eccitato perché le MasterClass sono pura cucina, il vero piacere di cucinare senza interruzioni. Ed è molto importante per uno chef.

Cosa ti fa sentire diverso dagli altri chef stellati?

Non mi sento diverso da 10 anni fa, sento solo di essere sotto i riflettori più di allora perché oggi gli chef sono al centro dell’attenzione a livello planetario. Molti cuochi, grazie alla velocità dell’informazione, sono arrivati a livelli di popolarità altissima anche se spesso non avrebbero le qualità e hanno poca cultura culinaria. Non esistono scorciatoie per raggiungere la perfezione, i media sono un vantaggio enorme per chi ha poche competenze in materia. Riescono immediatamente a darti popolarità. Devo ammettere, però, che tutto ciò ha aiutato molto il mio business, da 1 a 35 ristoranti in pochissimi anni. La settimana scorsa ho superato il miliardo di visualizzazioni su YouTube e 30 milioni di persone hanno visionato e scaricato il video sulle uova strapazzate, la metà della popolazione dell’Inghilterra. Questo mi ha fatto riflettere e mi ha insegnato che non bisogna essere bravi in Inglese o in Matematica per raggiungere il successo ma devi essere creativo e bravo in qualcosa. E cucinare è una visione e il limite alla creatività è dove tu ti fermi.  Paragonerei lo chef ad un pittore. Il tocco con il pennello, l’esecuzione finale, la combinazione dei colori. La cucina è anche questo: la combinazione dei sapori, l’utilizzo delle materie prime e il piatto si trasforma in “tela” dove tutto ha fine ed inizio. Oggi, più di allora, i clienti hanno competenze culinarie elevate e questo permette e costringe gli chef moderni ad essere più prolifici e riviste quali Food and Travel, internet e programmi televisivi devono essere sempre più competenti per essere sempre di più “Food and Travel”. 

Cosa ne pensi del cibo e del vino italiano?

Il mio primo pensiero va al vino e tra i miei preferiti c’è l’Amarone perché ha un gusto sofisticato. Mi ricordo la mia prima esperienza in Italia ad un festival dove passai una settimana a degustare vino e a conoscere il territorio. È stata un’esperienza straordinaria perché ho imparato cosa significa essere vignaioli e “costruire” il vino dal grappolo fino alla bottiglia. Inoltre ho imparato che il cibo in Italia è qualcosa di magico, non è un computer, non è un dizionario, è semplicemente una cosa semplice, non arrogante che fa parte della nostra esistenza. Pensate alle nonne in Inghilterra, in Spagna e in Italia che con poco creano una cucina straordinaria. Non vi sono sprechi. Questa è la vera cucina.

Secondo te chi è oggi un giovane chef che potrebbe diventare “qualcuno”?

Questa è una bella domanda. Direi Clare Smith, una giovane “ragazza” che da poco ha aperto il suo ristorante ed è stata sotto la mia ala per 12 anni. Prolifica, passionale e dinamica. Semplicemente meravigliosa.

Chi è stato il tuo maestro?

Ne ho avuti molti. Partirei con Marco Pierre White, che mi ha insegnato ad avere un “tocco leggero” in cucina e la tecnica di base come cucinare le uova strapazzate. Lui aveva perfezionato la tecnica per preparare questo piatto che, di solito, si mangia a colazione. Per me molto importante. Un altro che ha influenzato la mia cultura culinaria è stato lo chef fancese Guy Savoy. Un giorno ero in cucina e avevo appena saputo che avrei preso la mia terza stella Michelin. Lui entrò inveendo contro di me, arrabbiatissimo, perché ero riuscito a precederlo nell’acquisizione della terza stella. Ovviamente scherzava…mi voleva molto bene.