Quando il viaggio rallenta, da Ankara a Kars a bordo del Touristic Eastern Express

Touristic Eastern Express
Ventiquattro ore di ferrovia attraverso l’Anatolia orientale, tra paesaggi invernali, soste culturali e una cucina profondamente legata al territorio. Un’esperienza di viaggio lento che trasforma il percorso nella vera destinazione.

Se è vero, come è vero, che l’attesa del piacere è essa stessa piacere, allora nel viaggio il percorso conta quanto la destinazione.
È questa la filosofia del Touristic Eastern Express, oggi considerato uno dei casi più interessanti di turismo ferroviario sostenibile in Türkiye. Non solo perché collega la capitale Ankara a Kars, alle soglie dei confini con Armenia, Georgia e Azerbaigian, attraversando l’Anatolia centrale e orientale, ma perché propone un’idea di viaggio radicalmente alternativa al mordi e fuggi.

Qui l’imperativo è la lentezza: un tempo disteso, osservabile, a basso impatto, in cui il paesaggio si lascia attraversare e il tragitto diventa esperienza. Una modalità di viaggio che intercetta la crescente domanda di turismo responsabile e consapevole, fondato sulle esperienze più che sulla velocità, e che ha portato questa linea a essere citata tra i viaggi su rotaia più significativi a livello internazionale.

Il Touristic Eastern Express viaggia tre volte a settimana in entrambe le direzioni, con un tempo di percorrenza di circa ventiquattro ore. Un dato che, da solo, dice molto: più che coprire una distanza, la si abita. E infatti la velocità media non supera gli 80 chilometri orari e permette di attraversare Kırıkkale, Kayseri, Sivas, Erzincan ed Erzurum seguendo la trasformazione naturale del paesaggio. Dalle steppe dell’Anatolia centrale ai rilievi dell’est, il viaggio diventa una sequenza continua di passaggi in cui il territorio si svela lentamente.

In inverno, quando la neve ridisegna altipiani, villaggi e linee ferroviarie, la lentezza trasforma il convoglio in un vero e proprio osservatorio mobile, in una finestra fissa su un’Anatolia silenziosa e rarefatta, lontana dalle rotte più battute. Ed è proprio durante i mesi freddi che i biglietti – acquistabili online e disponibili solo in giorni prestabiliti – vanno rapidamente sold out.

Le soste lungo il viaggio

A rafforzare questa idea di viaggio lento contribuisce anche la presenza di soste programmate lungo il percorso, pensate come step dell’esperienza. A seconda della direzione, il Touristic Eastern Express si ferma in alcune città selezionate, offrendo ai passeggeri la possibilità di scendere dal treno e dedicare tempo alla scoperta di luoghi spesso marginali rispetto ai circuiti turistici principali.

Sul tragitto di ritorno verso Ankara, ad esempio, è prevista la fermata a Divriği, dove la Grande Moschea e Ospedale di Divriği, patrimonio UNESCO, rappresenta uno degli esempi più straordinari dell’architettura anatolica medievale. Qui il viaggio rallenta ulteriormente, invitando a uno sguardo più profondo e meno superficiale, in cui il tempo della visita non è subordinato a una tabella di marcia serrata. Il treno diventa così uno strumento di valorizzazione culturale e territoriale, non invasivo e replicabile, che restituisce centralità a luoghi e comunità spesso rimasti ai margini delle narrazioni di viaggio più convenzionali.

La vita a bordo

Anche la vita a bordo riflette pienamente questa filosofia del tempo disteso. Le carrozze letto, dotate di comfort essenziali – letti, lavabo, piccoli spazi di appoggio, frigorifero – invitano a un uso personale e informale dello spazio, lontano dall’idea di viaggio standardizzato. Molti passeggeri scelgono di portare con sé cibo da condividere: piatti preparati a casa, termos di tè caldo, piccole provviste che diventano occasione di incontro e riducono sprechi e consumi superflui. Altri preferiscono il vagone ristorante per una cena semplice, prima di ritirarsi nello scompartimento e lasciarsi accompagnare dal ritmo regolare dei binari. Il treno, insomma, smette di essere un semplice mezzo di trasporto e si trasforma in uno spazio abitato, una comunità temporanea che si forma lungo la linea ferroviaria. È in queste ore sospese, tra una fermata e l’altra, che il viaggio assume una dimensione quasi domestica. La lentezza non è più solo un principio astratto, ma una pratica quotidiana che si riflette nei gesti, nei tempi, nelle relazioni che nascono a bordo. Ed è forse qui che il Touristic Eastern Express rivela il suo senso più profondo: trasformare il tempo del viaggio in tempo vissuto.

L’arrivo a Kars

Quando il treno rallenta definitivamente e l’altopiano si apre in spazi più ampi, la vita a bordo sembra trasferirsi naturalmente all’esterno. Le ore trascorse a osservare, condividere, attendere preparano lo sguardo a un territorio che chiede lo stesso tipo di attenzione. L’arrivo a Kars è un ingresso graduale, coerente con il ritmo del viaggio, in un territorio di confine. Le architetture, gli spazi aperti, la luce invernale restituiscono l’idea di una regione abituata al passaggio e all’incontro, dove la stratificazione storica convive con un presente silenzioso. Dopo ventiquattro ore di ferrovia, la destinazione non interrompe il viaggio, ma lo prosegue con altri mezzi, chiedendo la stessa lentezza, la stessa disponibilità all’ascolto.

Tra le città più antiche dell’Anatolia, Kars conserva nel suo tessuto urbano le tracce di una storia stratificata, fatta di passaggi e sovrapposizioni: edifici di epoca zarista convivono con grandi spazi aperti, strade ampie, una dimensione urbana che racconta una regione di transito più che di approdo.

Poco distante dal centro si apre uno dei luoghi simbolo dell’Anatolia orientale: Ani, sito UNESCO dal 2016. Antica capitale medievale, nota come la “città delle mille e una chiesa”, Ani restituisce l’immagine di un centro cosmopolita cresciuto lungo le rotte commerciali e poi progressivamente abbandonato. Le rovine – chiese, moschee, bagni, mura difensive – emergono dalla steppa come frammenti narrativi. In inverno, il paesaggio spoglio e innevato accentua il senso di sospensione.

Ed è proprio l’inverno, più di ogni altra stagione, a definire l’identità contemporanea di Kars. Non come semplice cornice climatica, ma come condizione strutturale del vivere e dell’abitare. Quando la neve ricopre altipiani e foreste, il paesaggio si fa essenziale, quasi astratto, e il territorio rivela una relazione profonda e consolidata con il proprio ambiente.

A Sarıkamış, le piste da sci attraversano fitte foreste di pini silvestri e una neve dalla struttura particolarmente fine e “cristallina”, spesso paragonata a quella alpina. Qui l’esperienza invernale non è spettacolarizzata, ma integrata nel paesaggio, mantenendo un equilibrio tra fruizione turistica e tutela ambientale.

Tra dicembre e marzo, il Lago di Çıldır, al confine tra le province di Kars e Ardahan, si trasforma in una distesa ghiacciata percorribile a piedi, in bicicletta o in slitta trainata da cavalli. La pesca tradizionale sotto il ghiaccio, praticata dai residenti, è uno degli esempi più immediati di convivenza tra attività umana e ambiente, una pratica che asseconda il paesaggio.

In questo contesto, l’inverno diventa una chiave di accesso. Definisce i ritmi, orienta le pratiche quotidiane e rafforza il legame tra comunità e territorio. Ed è forse proprio questa dimensione stagionale, così marcata e consapevole, a rendere Kars una destinazione coerente con la filosofia del Touristic Eastern Express: un luogo che chiede tempo per essere compreso.

La stagione invernale, inoltre, è il periodo perfetto per cogliere quanto il rapporto con il territorio non si esaurisca nel paesaggio, ma prosegua naturalmente a tavola. Il freddo orienta le abitudini, seleziona i prodotti, determina gesti antichi che hanno a che fare con la conservazione, l’attesa, la condivisione. Il cibo diventa una forma di continuità con l’ambiente, un modo per tradurre il territorio in esperienza quotidiana.

La cucina e il formaggio

A Kars, come lungo tutta l’Anatolia orientale, la cucina risponde a una necessità profonda: nutrire, scaldare, durare. È una gastronomia che nasce da filiere corte, da saperi consolidati e da un uso misurato delle risorse, dove ogni prodotto racconta il paesaggio da cui proviene.
Il piatto simbolo dell’inverno resta l’oca, tradizionalmente consumata nei mesi più freddi. Accanto all’oca, la tavola propone mantı, zuppe robuste, pani e preparazioni pensate per sostenere il corpo in un clima rigido, senza mai perdere il legame con il territorio.

Il vero elemento identitario di Kars, però, è il formaggio. Il Kars Kaşarı, a denominazione geografica, nasce dal latte di vacche e capre che pascolano sugli altipiani circostanti, ricchi di oltre 1.500 specie floreali. È questo patrimonio botanico a conferire complessità aromatica e riconoscibilità al prodotto. Accanto al Kaşarı, una tradizione casearia articolata comprende gruyere, chechil e tuluk, testimonianza di una cultura lattiero-casearia che affonda le radici nei primi decenni del Novecento.

Nel villaggio di Boğatepe, questa eredità è diventata anche uno strumento di sviluppo locale. Qui ha sede il primo Museo del Formaggio della Türkiye e prende forma il Kars Cheese Route, il primo itinerario tematico dedicato al formaggio nel Paese. Un percorso che collega musei, aziende agricole e villaggi, promuovendo un modello di turismo gastronomico capace di generare reddito diffuso e di tutelare pratiche produttive tradizionali. Degustazioni, incontri con i produttori e pranzi preparati dalle comunità locali trasformano il visitatore in ospite, favorendo uno scambio culturale autentico.

Accanto ai formaggi, la tavola di Kars propone miele d’altura, conserve, mantı (pasta ripiena) e una produzione vinicola di nicchia dell’Anatolia orientale, ancora poco conosciuta ma sempre più legata alla valorizzazione del territorio. Anche in questo caso, il filo conduttore resta lo stesso: prodotti radicati, gesti lenti, una relazione diretta tra paesaggio e gusto.

Il cibo come veicolo di cultura

Anche le serate a Kars seguono la stessa logica di lentezza e condivisione che accompagna il viaggio e la tavola. Le cene tradizionali non sono semplici momenti conviviali, ma occasioni in cui il cibo diventa veicolo di cultura e memoria collettiva: prodotti locali, carne d’oca, formaggi, rakı e vini dell’Anatolia orientale. È spesso in questo contesto che prendono forma le performance di aşık atışması, gli scambi poetici improvvisati dei menestrelli anatolici. Versi cantati, dialoghi in rima, ironia e competizione gentile si alternano in un rituale antico, che racconta storie di viaggio, amore, perdita e appartenenza. A queste esibizioni si affiancano danze popolari di matrice caucasica, energiche e corali, che restituiscono l’immagine di una regione di confine abituata all’incontro tra culture.

Con il Touristic Eastern Express il viaggio torna così a coincidere con il suo senso originario: attraversare per comprendere. Non è solo una linea ferroviaria che collega Ankara a Kars, ma un modello di mobilità e di turismo che invita a rallentare, a osservare, a entrare in relazione con i luoghi attraversati. Meno velocità, più profondità: un viaggio a basso impatto che distribuisce valore, tutela territori fragili e restituisce centralità alle comunità locali, dimostrando che la sostenibilità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana.