In un palazzo del 1585, nel cuore del Rione Campitelli, Francesco Brandini, Roberto Bonifazi e Daniele Gizzi firmano un progetto che riunisce cucina contemporanea, cocktail bar e una cantina con 500 referenze. Due percorsi degustazione raccontano la filosofia della casa, tra memoria gastronomica, ricerca tecnica e attenzione alla materia prima.
Nel Rione Campitelli, tra il Campidoglio e il Palatino, la ristorazione romana trova una nuova interpretazione in Tribuna Campitelli, indirizzo aperto nel settembre 2025 all’interno di un palazzo storico del 1585. Il progetto nasce dall’iniziativa di tre professionisti che condividono una lunga esperienza nel settore e una conoscenza diretta della scena gastronomica capitolina: gli chef Francesco Brandini e Roberto Bonifazi, entrambi classe 1992, e Daniele Gizzi, maître e sommelier classe 1989.
La loro storia imprenditoriale comincia nel 2018 con Bottega Tredici e prosegue nel 2023 con Tartarughe Bar e Bottega. Tribuna Campitelli rappresenta un ulteriore passaggio in un percorso che mette insieme cucina, ospitalità e cultura del bere, con l’obiettivo di costruire un’identità riconoscibile nel panorama della ristorazione del centro storico.
L’esperienza a tavola si sviluppa anche attraverso una formula che valorizza la varietà dei sapori e la possibilità di assaggiare preparazioni differenti. I menu degustazione sono due: Il Rito di Vesta, a 75 euro, e L’Offerta di Nettuno, a 60 euro. Il primo prevede il pane di benvenuto, un’entrée, quattro portate, un pre dessert e il dessert. Il secondo è dedicato al mare e comprende otto assaggi, quattro crudi e quattro cotti, selezionati dagli chef tra le proposte degli antipasti di pesce.



È soprattutto in questa seconda formula che il percorso gastronomico assume il carattere di una degustazione articolata, nella quale i piccoli assaggi permettono di confrontare ingredienti, consistenze e intensità differenti. La presentazione contribuisce alla lettura dei piatti, coinvolgendo lo sguardo prima ancora dell’assaggio. Il menu L’Offerta di Nettuno richiama simbolicamente l’antica Roma e il suo immaginario mitologico, trasformando il repertorio del mare in una sequenza di preparazioni da scoprire una dopo l’altra.
La proposta à la carte amplia ulteriormente le possibilità. Tra i crudi figurano il gambero rosso con mango e lime, la capasanta con pompelmo e basilico, la tartare di ricciola con lime, avocado e lattuga e il carpaccio del pescato con aneto e mela verde. Per chi desidera approfondire le sfumature del prodotto, il percorso Oyster Odyssey propone un viaggio tra ostriche di diverse provenienze, selezionate per mettere a confronto sapidità, consistenze e intensità gustative. La selezione comprende anche il caviale Prunier, servito con pancarrè e burro francese.
Negli antipasti, la materia prima viene lavorata attraverso abbinamenti che cercano equilibrio senza rinunciare al carattere. Gli scampi arrostiti incontrano nocciole piemontesi, burro, bisque e basilico; l’insalata tiepida di seppie e piselli offre una lettura più essenziale del prodotto marino. Accanto a queste preparazioni trova spazio la parmigiana di melanzane, riferimento della tradizione italiana che amplia il percorso oltre il solo repertorio ittico.
La pasta rappresenta un altro punto di incontro tra memoria romana e sensibilità contemporanea. Lo spaghettone Mancini alle vongole Campitelli lavora sull’intensità del mollusco e sulla cremosità della mantecatura. La calamarata Mancini in stile arrabbiata con gamberi cotti e crudi e lardo combina sapidità, piccantezza e consistenze differenti. I plin agli arrosti di pesce, con fiori di zucca e limone nero, si allontanano invece dai riferimenti più consueti della cucina capitolina per proporre un abbinamento articolato, nel quale la componente agrumata contribuisce a definire il piatto.


Anche i secondi alternano proposte di mare e di terra. La ricciola gratinata con verdure di stagione, beurre blanc e olio alle erbe mantiene il pesce al centro della preparazione, mentre la catalana di astice punta su una ricetta di immediata riconoscibilità. La zuppa di pesce Campitelli completa il repertorio marino. Tra le alternative di terra figurano il coniglio con riduzione di aceto balsamico, melanzane, cipolla di Tropea e capperi fritti, l’agnello con purè, carote arrosto e salsa all’anice e il filetto di manzo con salsa al pepe verde, pomme galette e funghi.
Il finale dolce prosegue nella ricerca di contrasti e consistenze. Il tiramisù con granita di caffè rilegge un classico della pasticceria italiana attraverso l’inserimento di una componente fredda; il dessert con pistacchio, frutto della passione e cioccolato bianco lavora sull’incontro tra note tostate, acidità e dolcezza. Banana, cioccolato, arachidi e caramello salato compongono un’altra proposta, mentre la tartelletta con crema al limone e frutti di bosco punta su freschezza e componente fruttata.
La degustazione può essere accompagnata da percorsi di wine pairing, denominati L’Artigiano e Prestige, pensati per affiancare le portate a una selezione di vini. Il beverage ha un ruolo importante nell’identità del ristorante, a partire dal cocktail bar che accoglie gli ospiti all’ingresso. La carta dei vini conta circa 500 referenze, di cui 60 dedicate allo Champagne, e si affianca a una drink list che comprende grandi classici, interpretazioni del Martini e del Negroni e cocktail signature ispirati a luoghi e riferimenti della città.


Il bancone, con una bottigliera di circa quattro metri d’altezza e sei di larghezza, dichiara questa vocazione già dalla strada. L’aperitivo può essere accompagnato da tartine con burro montato e caviale Prunier, pan brioche tostato con acciughe del Cantabrico, verdure fritte con salsa ai capperi, limone e peperoncino e sandwich di ricciola. La proposta permette di fermarsi per un drink e alcuni assaggi oppure di proseguire con la cena.
Gli interni, progettati dallo studio Square Architects in collaborazione con i proprietari, articolano circa 80 coperti tra dehors e spazi interni. Le sale Lavinia, Tribuna e Capitolina alternano ambienti raccolti e prospettive aperte sulla corte, dove una fontana originale è stata recuperata e rimessa in funzione. Il cannettato, gli archi e le tonalità del verde e del cotto reinterpretano elementi classici senza rinunciare a una sensibilità contemporanea. Alcune sale possono essere riservate per occasioni private, mentre il servizio è coordinato dal restaurant manager Gianluca Franceschini.
A tenere insieme le diverse attività è la storia professionale dei tre soci, cresciuti tra cucina e sala e passati attraverso esperienze in ristoranti e strutture di alto livello. La collaborazione si estende anche alla selezione dei produttori e alla gestione della filiera, fino a Cantina Tredici, il progetto vitivinicolo del gruppo, che comprende un rosso prodotto a Gambellara e un Pinot Nero, con un bianco da Garganega previsto nel percorso di sviluppo.
Tribuna Campitelli propone così una lettura della ristorazione romana che non si limita alla riproposizione dei piatti della tradizione. La carta, i percorsi degustazione, la selezione dei vini e il cocktail bar concorrono a costruire un’esperienza nella quale la varietà degli assaggi diventa uno strumento per esplorare il menu, mentre la tecnica resta al servizio del gusto e della riconoscibilità degli ingredienti.
