In una piazza trasformata in ristorante sotto le stelle, quattro chef e quattro artigiani danno vita a un’esperienza che intreccia memoria, identità e visione. Il piatto manifesto? Una melanzana che osa senza dimenticare.
A poco più di trenta chilometri da Lecce, nell’entroterra meridionale della Puglia, Cutrofiano è conosciuta come la “Città della Ceramica”. Un appellativo che rende forte il marketing territoriale perchè è storia viva: qui, l’argilla viene lavorata da secoli per farne (anche) oggetti d’uso quotidiano, oggi esposti anche in un museo dedicato. Il nome stesso del paese – Cutrofiano, da cutrubbi, vasi in terracotta – racconta di una tradizione che affonda le radici nella cultura greca e nel saper fare contadino.
È in questo contesto, in questo paesaggio di mani che da sempre impastano e modellano e forni che cuociono, che si è svolta la quinta edizione di Cucina il Salento: una cena di gala all’aperto nata per raccontare un territorio attraverso il cibo, i mestieri e la bellezza condivisa.
Non è solo una questione gastronomica. L’idea, coltivata dall’associazione Kalò Fai, nasce dalla visione di Luigi Colì ed Elena Ligori, rispettivamente presidente e vicepresidente, con l’obiettivo di trasformare l’esperienza del cibo in una narrazione corale che unisce saperi, gesti, persone. Chef, artigiani, studenti, visitatori internazionali. Tutti seduti a tavola, in piazza Municipio, davanti al secolare Palazzo Filomarini, cuore pulsante di un paese che da secoli intreccia agricoltura, arte ceramica, canto popolare e spirito di comunità. Una cena, sì. Ma anche un’idea di Salento da condividere.
Il progetto, sostenuto da enti locali e associazioni di categoria, è stato realizzato con il patrocinio di Regione Puglia, Provincia di Lecce, Comune di Cutrofiano, ANCoS Confartigianato e Camera di Commercio. Sul campo, a coordinare gli chef e la brigata, il resident chef di Cucina il Salento, Fabio Bandello.
Un’idea del significato della serata la si è avuta sin dall’aperitivo diffuso, pensato come preludio conviviale: formaggi e mozzarelle accompagnati da una confettura di cipolle (molto interessante) realizzata con il coinvolgimento degli studenti degli istituti alberghieri del territorio; le immancabili pittule fritte al momento; i sorprendenti sorbetti ai pomodori schiattarisciati e alle caroselle. Sapori che restituiscono la voce (e il gusto) della terra da cui provengono.



Poi, la cena: articolata in quattro portate, ognuna legata a un mestiere tradizionale, introdotta da uno show cooking che ha reso visibile ciò che spesso resta dietro le quinte. L’antipasto, firmato da Stefano Marti dello Joey Bistrot Café di Maglie, è stato la marangiana china, melanzana ripiena e reintepretata con frisella sbriciolata, pomodori, tartare di scottona, stracciatella e crumble croccante. “Un piatto che profuma di tradizione, ma non ha paura di osare,” ha detto lo chef. E in effetti era questo il senso più profondo dell’evento: la capacità di partire da un ortaggio popolare e un piatto decisamente diffuso e amato, per raccontare un’idea di Salento capace di rinnovarsi senza perdere il filo con la propria storia.

Il primo piatto è stato affidato a Daniele Seviroli, chef di Casa Borgia a Giurdignano: una lasagna alla carbonara con tartufo. Il secondo, intitolato “Terra e sole”, è stato curato da Gianmario Antonaci, chef di Portico San Giorgio a Melpignano: una pancia di maiale cotta a bassa temperatura, servita con hummus agli agrumi e verdure croccanti. In chiusura, il dessert: “Mostaccioli & Fichi”, dolci speziati con composta di fichi e miele, creazione del pastry chef Marco Nuzzo del Caffè dell’Arco di Corigliano d’Otranto.
Accanto ai cuochi, quattro artigiani hanno mostrato il valore dei gesti quotidiani. Il casaro del caseificio Deliziosa, il tartufaio di Borgia Tartufi, il ceramista della storica Nuova Colì e il fornaio con le sue friselle. Nessuna messa in scena: solo competenze condivise, mani che continuano a saper fare. E il piacere, per chi assisteva, di cogliere quel filo sottile che unisce cibo e mestiere, forma e materia, innovazione e rispetto.
C’è qualcosa, in questa edizione di Cucina il Salento, che va oltre la riuscita di una serata. È l’idea che il turismo possa essere anche questo: non consumo distratto, ma esperienza immersiva, fatta di ascolto e di relazioni. Cutrofiano ha messo a disposizione il suo volto più autentico, la sua piazza, la sua luce. E la cucina, ancora una volta, si è rivelata un linguaggio universale: capace di raccontare, nutrire, unire.
Le foto sono tratte dal profilo ufficiale di Cucina il Salento https://www.instagram.com/cucinailsalento/
