Raccolta firme per il Caffè Espresso

Sessantacinquemilasettecento: sono le volte – più o meno –  che un italiano nel corso della sua vita potrebbe ripetere un gesto tanto semplice quanto capace di procurare piacere, qual è quello di bere un buon caffè espresso.

Una cifra (stimata alla grossa da chi scrive) che in realtà potrebbe essere anche più alta, tante sono le occasioni per fermarsi al bar e concedersi un espresso, come tante sono le “varianti” possibili, come solo la creatività italiana può partorire: tazza fredda, tazza calda, tazza di vetro, lungo, corto, medio, con schiuma, in ghiaccio (e col latte di mandorla se si è nel Salento!) macchiato, corretto, ristretto….

EDOARDO DE FILIPPO

Abitudine, rito, tradizione che, come direbbe Edoardo De Filippo, rappresenta la poesia della vita, tanto da meritare il titolo di Patrimonio dell’Umanità Unesco.

Non a caso proprio il 26 marzo, Giornata nazionale del “Rito del caffè espresso italiano”, è partita la sottoscrizione pubblica per sostenere la candidatura del caffè a patrimonio immateriale dell’Umanità dell’Unesco, dopo la presentazione al ministero delle Politiche agricole del dossier “Il caffè espresso italiano tra cultura, rito, socialità e letteratura nelle comunità emblematiche da Venezia a Napoli”, sul quale si pronuncerà la Commissione nazionale Italiana per l’Unesco martedì prossimo, 29 marzo.

UN APPELLO

Un appello partito  in contemporanea da undici città italiane: Lecce, Milano, Torino, Trieste, Venezia, Bologna, Roma, Pescara, Napoli, Palermo e Modica, in rappresentanza del “Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale”, sodalizio nato nel 2014 per promuovere, valorizzare e tutelare un rito simbolo dell’italianità nel mondo e sostenere la richiesta del riconoscimento di Patrimonio Immateriale dell’Umanità Unesco.

ANTONIO QUARTA

A Lecce, in rappresentanza del Consorzio, è stato l’imprenditore salentino Antonio Quarta, titolare dell’omonima e celebre azienda di torrefazione di caffè, a illustrare il dossier della candidatura, che ora ha bisogno dell’appoggio degli estimatori dell’espresso.  La candidatura era stata presentata nei giorni scorsi a Roma, a nome di tutto il Consorzio, proprio da Quarta, affiancato per l’occasione da un testimonial d’eccezione, Lino Banfi, che ha voluto sostenere personalmente la causa, sottolineando come dire caffè espresso, in tutto il mondo, equivalga a dire Italia, e che quindi ha firmato la Carta dei Valori redatta dal Consorzio.

 “Un dossier che rappresenta l’ultimo tratto di un percorso cominciato otto anni fa, e non privo di ostacoli, che oggi il nostro Paese porta a compimento”, ha spiegato Quarta. La città di Napoli aveva infatti presentato inizialmente una candidatura separata che è poi confluita in quella più generale che ora si presenta all’Unesco.

IL CONSORZIO

Il Consorzio raggruppa 34 tra imprese ed enti che rappresentano il territorio nazionale, tra cui appunto Quarta Caffè.

GIAN MARCO CENTINAIO

“In Italia il caffè è molto di più di una semplice bevanda: è un rito, è parte integrante della nostra identità nazionale ed è espressione della socialità che ci contraddistingue nel mondo. Una candidatura tanto più importante in un momento storico in cui le restrizioni della pandemia hanno penalizzato i rapporti sociali, molti dei quali avevano come cornice il bancone, o i tavolini all’aperto di un bar, davanti a un buon caffè italiano”, così Gian Marco Centinaio, sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, ha annunciato nei giorni scorsi l’approvazione all’unanimità della candidatura, che è stata  trasmessa alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco e che, in caso di una approvazione, il 29 marzo sarà iscritta nella “Tentative List” per l’approvazione finale a Parigi.

IL CAFFÈ ESPRESSO ITALIANO

L’espresso italiano, nel lavoro confluito nel dossier, è stato definito in diversi modi: un piacere democratico e popolare, alla portata di tutti; un’occasione per socializzare e condividere, per suggellare amicizie e affari, per rilassarsi e ricaricare le batterie; un simbolo della potenza creativo-trasformativa – quasi alchemica – e della maestria artigianale del genio italico, visto che la materia prima non è di origine italiana.

UN RITO

Ma anche un rito collettivo che ha contribuito ad unificare l’Italia: la diffusissima consuetudine di fermarsi a prendere un caffè al bar – che coinvolge circa 150mila esercizi pubblici, per un totale di 30 milioni di tazzine al giorno –  ha infatti origini piuttosto antiche. Almeno quanto l’arrivo di questa spezia in Italia, nel 1600, periodo cui seguì la nascita a Venezia nel 1683, sotto i portici di piazza San Marco, della prima “bottega del caffè” con tavolini per la degustazione: non a caso Carlo Goldoni scrisse l’omonima opera, imperniata proprio sul fermento sociale e artistico che caratterizzava questa novità. L’esempio fu seguito nelle altre capitali del Nord Italia, poi arrivò a Roma e a partire dal 1700 cominciarono a nascere i primi bar in tutta Europa, luogo di incontro di artisti e letterati.

Si può sostenere la candidatura votando sul sito https://www.ritodelcaffe.it/ oppure nella sezione news del portale di Quarta Caffè https://www.quartacaffe.com/news sulla pagina dell’azienda https://www.facebook.com/CaffeQuarta o attraverso il QR Code presente sul dépliant con disegno realizzato da Sergio Staino per l’occasione.

A completare il dossier anche il video “Il caffè espresso, una tradizione italiana”, sunto di dieci video tematici che raccontano con grande dovizia di particolari quanto il caffè espresso sia una tradizione culturale prettamente italiana.

https://www.youtube.com/watch?v=_NHPb5KhFrY&t=79s.