Da Barbaros a Kale Üçağız, da Anıtlı a Ormana: i borghi riconosciuti da UN Tourism raccontano una nuova idea di viaggio, fondata su cultura, paesaggio, identità locali e sostenibilità.
Oltre un viaggiatore su quattro, tra coloro che guardano all’Europa come destinazione di lungo raggio, cerca oggi esperienze più lente e immersive. Secondo il Long-Haul Travel Barometer 1/2026 dell’European Travel Commission e di Eurail, l’interesse per lo slow travel è passato dal 22% del 2025 al 26% del 2026: un dato che non descrive soltanto una tendenza di mercato, ma segnala un diverso modo di intendere il viaggio.
Accanto a un turismo costruito sulla ricerca continua di nuove attrazioni e di esperienze rapide, si afferma una domanda diversa: quella di luoghi in cui il viaggio non coincida con la semplice visita, ma con una relazione più consapevole con il territorio. Non si tratta di mete isolate o irraggiungibili, ma di comunità che conservano un ritmo proprio, un rapporto ancora leggibile con il paesaggio, con la memoria e con le pratiche quotidiane.
In Türkiye, questa idea di viaggio trova una delle sue espressioni più interessanti in alcuni villaggi disseminati tra la costa egea, il Mediterraneo, le montagne dell’Anatolia e gli altopiani della Mesopotamia settentrionale. Barbaros, Kale Üçağız, Anıtlı e Ormana, riconosciuti da UN Tourism tra i “Best Tourism Villages”, compongono una geografia del turismo rurale in cui autenticità, cultura e sostenibilità non sono formule astratte, ma elementi concreti della vita dei luoghi.
Il programma internazionale di UN Tourism premia le destinazioni rurali capaci di preservare patrimonio culturale, identità locali e modelli di sviluppo turistico sostenibile. Nel 2025, Barbaros, Kale Üçağız e Anıtlı sono stati inseriti nella prestigiosa lista insieme ad Akyaka, rafforzando il ruolo della Türkiye tra le destinazioni più attente al turismo responsabile e comunitario. Ormana, già riconosciuta nel 2024, aggiunge a questo percorso un altro tassello importante, legato all’architettura tradizionale e al paesaggio montano dell’Anatolia meridionale.
A Barbaros, piccolo villaggio dell’Egeo nei pressi di Urla, l’ospitalità resta prima di tutto un gesto quotidiano. Qui sopravvive la tradizione del Çat Kapı, letteralmente “bussa alla porta”: un invito a entrare nelle case del paese per condividere un pranzo preparato con ingredienti locali, olio d’oliva, verdure, erbe spontanee e ricette tramandate di generazione in generazione. Tra vicoli stretti, abitazioni in pietra, botteghe artigiane e produzioni locali, Barbaros offre un’immersione nella cultura egea, dove il tempo continua a seguire il ritmo delle stagioni.




A settembre, in occasione dell’Oyuk Festival, il Festival degli Spaventapasseri, le strade del villaggio si trasformano in una galleria a cielo aperto, popolata da figure artigianali che richiamano il legame con la terra e con l’immaginario agricolo della comunità. A pochi chilometri, la Strada dei Vigneti di Urla aggiunge un ulteriore tassello a questa esperienza, attraversando una delle aree enogastronomiche più interessanti della Türkiye contemporanea, tra cantine, ristoranti, vitigni autoctoni e produzioni locali.
Sul versante mediterraneo, Kale Üçağız racconta invece la civiltà marittima della Licia. Situato nel distretto di Demre, nella provincia di Antalya, il villaggio si affaccia sulle acque cristalline della Riviera Turca e continua a vivere in stretto rapporto con il mare. Dal piccolo porto, il mare diventa la via più naturale per leggere il territorio: le barche raggiungono baie appartate, isole, rovine sommerse e tracce archeologiche che raccontano la lunga storia della costa licia.


Conosciuto anche per il legame con l’antica Simena e Teimiussa, Kale Üçağız conserva tracce di un passato stratificato tra resti archeologici, case in pietra, bougainvillea e barche da pesca. Il villaggio è anche una porta d’accesso alla Via Licia, il celebre itinerario escursionistico che attraversa la costa meridionale della Türkiye. Qui natura, archeologia e tradizioni marinare convivono in equilibrio, offrendo un’esperienza pensata per chi desidera camminare, remare, esplorare e osservare senza fretta.
Più a sud-est, nel cuore della regione storica del Tur Abdin, Anıtlı apre una dimensione culturale e spirituale rara. Il villaggio, nel distretto di Midyat, in provincia di Mardin, conserva una delle più antiche tradizioni siriaco-cristiane del mondo, ancora viva attraverso chiese, monasteri, liturgie e rituali religiosi che continuano a scandire la vita della comunità locale.
A pochi chilometri sorge il Monastero di Mor Gabriel, fondato nel 397 d.C. e considerato tra i più antichi monasteri siriaco-ortodossi ancora attivi al mondo. Le architetture in pietra color miele, i vini siriaci, le specialità locali come il pane e le preparazioni a base di ceci, le celebrazioni religiose e la straordinaria stratificazione culturale della regione fanno di Anıtlı una delle destinazioni più affascinanti del Medio Oriente mediterraneo per chi cerca esperienze radicate nella storia e nella continuità delle comunità.



Ormana, adagiato sui Monti del Tauro, racconta infine il rapporto tra uomo, architettura e paesaggio. Situato nel distretto di İbradı, nella provincia di Antalya, il villaggio custodisce le celebri “case a bottoni”, esempi di architettura tradizionale costruiti con pietra locale e legno di cedro, senza l’uso di malta. La particolare struttura lignea, visibile all’esterno, dà il nome a queste abitazioni e testimonia un sapere costruttivo profondamente legato ai materiali e alle condizioni del territorio.
Molte di queste case storiche sono state recuperate come strutture ricettive, consentendo ai viaggiatori di vivere un’esperienza immersiva in uno dei paesaggi rurali più suggestivi dell’Anatolia meridionale. Intorno al villaggio si apre un territorio di grande valore naturalistico: la Grotta di Altınbeşik, che ospita il più grande lago sotterraneo della Türkiye, e la Piana di Eynif, attraversata ancora oggi da branchi di cavalli selvatici.


Sono scenari ideali per chi ama trekking, fotografia e natura incontaminata. La cucina locale completa l’esperienza con prodotti di montagna, formaggi e latte di capra, erbe spontanee, funghi raccolti nei boschi circostanti, uva e melassa, restituendo al viaggiatore l’idea di un tempo che segue ancora il ritmo delle stagioni.
In questi villaggi, il turismo lento coincide con una diversa qualità dell’esperienza. Significa avvicinarsi ai luoghi attraverso le persone, le architetture, i paesaggi, le pratiche quotidiane, le tradizioni alimentari e religiose. Significa riconoscere che alcune destinazioni chiedono di essere conosciute e comprese nel loro tempo.
Dalla costa egea al Mediterraneo, dai Monti del Tauro al Tur Abdin, la Türkiye rurale mostra così una delle direzioni più interessanti del turismo contemporaneo: un viaggio più lento e più profondo, capace di restituire valore alle comunità locali e alla complessità dei territori.
