La prima DOCG calabrese, il Cirò entra nella storia del vino italiano

Cirò DOCG
La 18ª edizione del Cirò Wine Festival ha celebrato il riconoscimento con masterclass, degustazioni e brindisi ai Mercati Saraceni

Il profilo delle colline che scendono verso lo Jonio, i filari di Gaglioppo ordinati come righe di un antico manoscritto, l’aria salmastra che si intreccia con il respiro della terra. È in questo paesaggio che il Cirò Wine Festival 2025 ha accolto produttori, appassionati e curiosi per una serie di appuntamenti diffusi tra vigne, cantine e borghi.

Un festival che, quest’anno, ha avuto il sapore della storia. Perché il Cirò Classico – il rosso simbolo della Calabria – ha ottenuto la prima DOCG della regione, il massimo riconoscimento della qualità enologica italiana. Un traguardo che non è solo tecnico o burocratico: è il frutto di un lavoro corale, di una comunità che ha scelto di preservare il proprio paesaggio, custodire i vitigni autoctoni e dare voce a una tradizione vitivinicola tra le più antiche del Mediterraneo.

«Questo traguardo – ha dichiarato Carlo Siciliani, Presidente del Consorzio di Tutela Cirò e Melissa – è frutto di un lavoro collettivo intrapreso da anni, fatto di radicamento territoriale, rigore produttivo e visione strategica. Il Cirò Classico DOCG è il volto più autentico e ambizioso del vino calabrese. La DOCG non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di una nuova fase: ci spinge a fare ancora meglio, a investire di più nella tutela del paesaggio, nella formazione, nella tracciabilità e nella comunicazione. È un riconoscimento che appartiene a tutti: cantine, agricoltori, tecnici, amministratori locali, organismi regionali e nazionali. E tutti, da oggi, ne siamo custodi».

Il nuovo disciplinare fissa regole chiare e identitarie: almeno il 90% di uve Gaglioppo con una piccola quota (massimo 10%) di Magliocco e Greco Nero, esclusione delle varietà internazionali, zona di produzione limitata ai soli territori storici di Cirò e Cirò Marina, resa massima di 80 quintali per ettaro, densità minima di 4.000 ceppi per ettaro con allevamento ad alberello o spalliera, invecchiamento minimo di 36 mesi di cui 6 in legno e obbligo di imbottigliamento esclusivamente in zona.  Scelte pensate per custodire l’essenza del territorio e restituirla intatta nel calice.


Tra degustazioni tecniche, trekking tra i vigneti, incontri e racconti, il festival 2025 ha ribadito quanto il vino possa essere strumento di conoscenza e orgoglio collettivo. Non soltanto un prodotto, ma un racconto che parla di cultura agricola, di resilienza e di visioni condivise.

La 18ª edizione del Cirò Wine Festival ha celebrato questo momento storico con un programma che ha saputo unire divulgazione, convivialità e immersione nel paesaggio: masterclass tecniche dedicate al Cirò tra innovazione e tradizione, degustazioni guidate, cene sotto le stelle nelle vigne, approfondimenti culturali, trekking lungo il torrente Lipuda, tour in e-bike tra borghi e vigneti, incontri con i produttori. Un mosaico di esperienze che ha raccontato non solo un vino, ma una comunità e il suo rapporto millenario con la terra.

Il brindisi finale ai Mercati Saraceni, con i vini delle cantine protagoniste dell’edizione 2025 del Festival e del territorio, è stato il segno di una nuova partenza: un invito a guardare avanti, con la consapevolezza che il futuro del vino calabrese si costruisce ogni giorno, filare dopo filare, vendemmia dopo vendemmia.