Fiori, erbe aromatiche e spontanee, germogli…. Nella sua idea di cucina Igor Macchia, chef del Ristorante La Credenza, fa impazzire l’Asia.

Salmone barbabietola

“Quando ho iniziato, se non c’erano l’aglio e il pomodoro, non capivano. Oggi la nostra immagine è cambiata. Perché la cucina ha imboccato la strada del gusto senza compromessi, valorizzando i prodotti nel modo più radicale”.

Così racconta Igor Macchia le sue prime esperienze lontane dal Ristorante La Credenza di San Maurizio Canavese (TO) cucina nella quale  – nel 2006 –  ha ottenuto la prima stella Michelin. 

E le aspettative non le ha di certo tradite. Igor Macchia, 42 anni e una grande esperienza in cucina, oggi è uno degli chef italiani più amati, apprezzati e richiesti in Oriente e oltre a guidare la sua brigata a La Credenza è spesso impegnato in consulenze e promozioni all’estero. Da tre anni è lui a guidare il Ristorante La Festa di Taipei. E, sempre lui, è lo chef in charge all’ATP di Shangai, blasonato trofeo internazionale che lo vede protagonista, a guidare una squadra di oltre 20 chef, per accontentare, a tavola, i più grandi tennisti del mondo.

Talento, impegno, attenzione ai dettagli e grande creatività: queste le doti che a Igor certo non difettano e che hanno contribuito a renderlo molto famoso in Asia. Le più prestigiose cucine, ristoranti e hotel di lusso dalla Cina all’India, dalla Thailandia alle Maldive, lo ospitano regolarmente e le sue cene italiane sono sempre un grande successo per gli ospiti. Conteso dalle riviste e dalle tv, la sua cucina in Asia è sinonimo di italianità, classe e grande competenza. Durante i suoi viaggi di lavoro Igor insegna agli chef locali tutte le tecniche che hanno reso La Credenza un simbolo di eccellenza, trasmettendo al tempo stesso la conoscenza per i prodotti e la costante ricerca del nuovo. 

“Non sono pochi i problemi da affrontare. I gusti diversi, gli  ingredienti introvabili, usi e costumi da conoscere e rispettare. In alcuni luoghi le donne in gravidanza non possono mangiare zafferano, senza contare la grande attenzione da prestare alle restrizioni religiose.  Anche ingredienti semplici e di base come il sale e lo zucchero devono essere dosati in maniera totalmente differente” spiega Igor Macchia.

 Ma il risultato è sempre un successo.

Il segreto della cucina di Igor Macchia è il fascino del contrasto, la capacità di evocare nei propri piatti esperienze sensoriali difficili da dimenticare. Nei suoi piatti l’Italia e i suoi sapori tradizionali incontrano i profumi e i gusti dei cibi orientali per un risultato davvero unico, apprezzato tanto in Italia, a La Credenza, quanto all’estero. Lusso e modernità non significano mai abbandono delle tradizioni ed è proprio per questo che, in Italia e all’estero, Igor ci tiene a scegliere 

personalmente i prodotti, andando a visitare i produttori, cercando di stabilire con loro un rapporto di fiducia e collaborazione che va oltre la semplice fornitura, così da garantire sempre l’autenticità e la qualità di ogni singolo ingrediente nel piatto. 

Lavoro interminabile e divertimento sono le parole chiave, perché avere un curriculum stellato non significa indossare scettro e corona bensì una routine di movimento e impegno costante. L’obiettivo è trasmettere la propria arte come una finestra aperta sul mondo, facendo tesoro dello scambio culturale e della ricchezza che deriva dall’incontro per accrescere sempre di più i propri orizzonti culinari.

Risotto, carpaccio di vitello e polvere di caffè, agnello marinato nel caffè e salsa di mais, tiramisù realizzato con il sifone… sono alcuni piatti che piacciono perché all’estero e in Asia soprattutto,  il caffè è sinonimo di italianità e piace e sorprende la sua decontestualizzazione.

 I grandi risultati, per Igor,  si possono raggiungere con passione, entusiasmo e professionalità ma anche con il sorriso, senza dimenticare mai che, “in ultima analisi, stiamo sempre e solo cucinando”.

A un maestro Zen contemporaneo fu chiesto in che modo si potesse distinguere un professionista. La risposta fu: “Un professionista è qualcuno che, quando lo vedi all’opera, non sai se sta lavorando o se sta giocando”.