Arrivata alla sua ottava edizione, il 1 giugno ha preso il via, sul Lungomare Caracciolo di Napoli, una delle più famose kermesse popolari di tutta Europa

‘Napoli Pizza Village’ si pone l’obiettivo di promuovere a livello internazionale il territorio campano attraverso un’eccellenza che più di tutte rappresenta il Made in Italy nel mondo: la Pizza.

Il progetto prevede un immenso villaggio di 30mila mq con un percorso sul Lungomare Caracciolo dove sono stati allestiti 50 forni a legna, 600 pizzaioli provenienti da tutto il mondo e i loro staff stanno dando vita, fino al 10 giugno prossimo, ad un vero e proprio spettacolo gastronomico della pizza, con un intenso calendario di incontri, conferenze, seminari, mostre, laboratori didattici, concerti, animazione per adulti e bambini. L’ingresso è gratuito e gli organizzatori propongono un menu base a 12 euro che prevede pizza, bibita, dolce e caffè.

Il Lungomare Caracciolo di Napoli (Foto: ‘Terre di Campania’)

L’Area d’Essai (situata sulla rotonda Diaz) è stata riservata ai seminari e alle conferenze che si svolgono ogni giorno alle 19.30 e ai quali partecipano tantissimi maestri pizzaioli italiani e soprattutto stranieri (da Portogallo, Brasile, Asia in particolare), a testimonianza del fatto che la Pizza sta conquistando sempre più un pubblico variegato che presta molta attenzione non solo e semplicemente alla bontà del disco di pasta lievitata più famoso al mondo ma anche alla sua leggerezza e digeribilità. La Pizza napoletana si sta imponendo ormai come ambasciatrice di territori, grazie a maestri pizzaioli (Franco Pepe su tutti) che utilizzano materie prime coltivate in loco e che favoriscono così una piccola economia circolare in grado di coinvolgere e dare lavoro a tanti piccoli produttori, oltre a insegnare l’antico e nobile mestiere del ‘pizzaiuolo’ a giovani e giovanissimi.

Veduta notturna del Lungomare Caracciolo di Napoli (Foto: ‘Napoli Pizza Village’)

Il 7 dicembre scorso i 24 commissari del Consiglio dell’Unesco, riuniti a Jeju in Corea del Sud, hanno votato all’unanimità per l’inserimento dell’ “Arte del pizzaiuolo napoletano” nella prestigiosissima lista dei Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità. L’iter burocratico iniziò nel 2009, quando il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (presieduto da Luca Zaia) in collaborazione con la Regione Campania, le Associazioni dei Pizzaiuoli Campani, Coldiretti e la fondazione presieduta da Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Agricoltura dall’aprile 2000 a giugno 2001 e ministro dell’Ambiente durante il secondo governo Prodi (furono raccolte 300mila firme, diventate ben 2 milioni nel giro di 8 anni, per scuotere l’attenzione dei commissari Unesco e 163 sono stati i Paesi coinvolti nel negoziato internazionale), si fece promotore del dossier di candidatura della pizza come espressione massima dell’identità culturale dei napoletani, avvalendosi della supervisione del professor Pier Luigi Petrillo.

La Pizza omaggio all’Unesco, pensata da uno dei migliori ‘pizzaiuoli’ napoletani: Gino Sorbillo (Foto: Giuseppe Caprotti)

La motivazione con cui la Commissione Unesco ha deciso di iscrivere l’Arte del Pizzaiuolo Napoletano nella Lista rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità è la seguente: ‘Il know-how culinario legato alla produzione della pizza, comprendente gesti, canzoni, espressioni visuali, gergo locale, capacità di maneggiare l’impasto della pizza, esibirsi e condividere, è un indiscutibile patrimonio culturale. I pizzaioli e i loro ospiti si impegnano in un rito sociale, il cui bancone e il cui forno fungono da palcoscenico durante il processo di produzione della pizza. Tutto questo si verifica in un’atmosfera conviviale che comporta scambi costanti con gli ospiti. Partendo dai quartieri poveri di Napoli, la tradizione culinaria si è profondamente radicata nella vita quotidiana della comunità. Per molti giovani praticanti, diventare Pizzaiolo rappresenta anche un modo per evitare la marginalità sociale. E’ così che la pizza, da semplice piatto del popolo, è diventata ufficialmente un piatto d’alto rango, la cui preparazione presuppone oggi una manualità sempre più professionale, nonché un’opportunità di riscatto sociale per molti under 20, specialmente nella regione Campania.

Foto: APT Napoli

In occasione del ‘Napoli Pizza Village’, si svolgerà anche la 17ma edizione del Campionato Mondiale del Pizzaiolo. Anche quest’anno sarà possibile seguire l’intera manifestazione grazie alla diretta quotidiana su RTL 102.5, Radio ufficiale della kermesse. Di seguito, il programma completo dei seminari e delle conferenze che animeranno l’Area d’Essai fino al 10 giugno prossimo:

 (1 giugno 2018)  L’evoluzione della pizza fritta

Ciro Oliva – Giulia Nekorkina

‘Impasti alternativi e inedite farciture di alta qualità, le caratteristiche della rinnovata regina dello stree food partenopeo’

(2 giugno 2018)  Sigari e StreetFood

Emilio Bozzaotra

‘Da “scaccia fame” povero del dopoguerra a proposta d’eccezione: il cibo di strada si trasforma e s’impone come piatto prelibato partenopeo’ Emilio Bozzaotra di Fiorenzano pizzaioli dal 1897.

(3 giugno 2018) 
La pizza di nuova generazione

Isabella De Cham – Giuseppe Vitiello – Federica Buccoli

‘Alta idratazione, lunghe lievitazioni, alveolatura pronunciata. Fritta o al forno, la pizza di nuova generazione campana fa della spasmodica ricerca di leggerezza il suo tratto distintivo’ 

(4 giugno 2018) 
Da emigranti a imprenditori

Gino Sorbillo – Roberto Caporuscio – Ambra Orazi

‘Due Case History, due grandi capitoli della storia della pizza. Gino ha preso le mosse dal centro antico di Napoli per poi esportare la sua idea di pizza prima in Italia e poi negli States. Roberto ha imparato il mestiere a Napoli ma ha cercato e trovato il successo direttamente negli States’

(5 giugno 2018) 
Pizza Internazionale e l’internazionalizzazione della pizza napoletana

Alessandro Condurro – Giuseppe Cutraro – Luca Sessa

‘Pizza Internazionale e l’internazionalizzazione della pizza napoletana. L’antica Pizzeria Da Michele che apre nelle principali città del mondo e Big Mamma, caso imprenditoriale della ristorazione parigina che scommette sulla cucina e sulla pizza italiana’

(6 giugno 2018)  Senza Lievito

Pietro Parisi – Friedrich Schmuck – Stefanie Cabibbo 

‘La lievitazione lenta e prolungata ha consentito alle nuove generazioni di pizzaioli di creare impasti leggerissimi e facilmente digeribili, grazie a un uso assai limitato del lievito. Pietro e Friedrich hanno addirittura eliminato il lievito da alcuni loro impasti. Ecco come’

(7 giugno 2018)  Pietra VS 00

Gabriele Sorice – Peppe Casale & Vincenzo Mirra – Ramona Pizzano

‘Macinata a pietra o 00? Ritornare alle farine integrali ricche di germe e di crusca o rimanere ancorati alle 00 della tradizionale pizza napoletana?’

(8 giugno 2018)  Pizza e territorio

Giuseppe Pignalosa – Ada Parisi

‘La pizza si fa espressione della crescente consapevolezza del territorio, di cui valorizza le produzioni d’eccellenza. Ne parliamo col maestro pizzaiolo Giuseppe Pignalosa, membro di Alleanza Slow Food

(9 giugno 2018)  Pizza slow

Antonio Troncone e Salvatore Nardiello

‘La pizza napoletana incontra le eccellenze del territorio. I Presìdi Slow Food sostengono le piccole produzioni tradizionali che rischiano di scomparire, valorizzano territori, recuperano antichi mestieri e tecniche di lavorazione, salvano dall’estinzione razze autoctone e varietà di ortaggi e frutta. La pizza si fa così promotrice di un circolo virtuoso, che coinvolge oltre 13.000 produttori’

(10 giugno 2018)  Pizza donna

Renata Sitko – Marzia Buzzanca – Anna Pernice

‘Due pizzaiole di eccezione, tra le prime a irrompere nel mondo tutto maschile della pizza; e a ricordare che, nel secondo dopoguerra, a fare le pizze fritte nei vicoli di Napoli, per integrare i magri introiti famigliari, erano soprattutto le donne’

Per ulteriori informazioni:

www.pizzavillage.it