Da agronomo professionista ad imprenditore di successo: Massimo Mancini e il suo giovane team portano avanti un progetto, già diventato case history, di grande valorizzazione della pasta artigianale e del territorio fermano

Quello di giugno è sicuramente il mese migliore per godersi in pieno tutta la bellezza del territorio  delle Marche, una delle poche regioni italiane che, come il vicino Abruzzo e le più lontane Puglia e Sicilia, in questo preciso periodo dell’anno regala agli occhi dei visitatori uno spettacolo naturale come pochi, soprattutto grazie alle sue dolci e sinuose colline che si presentano come delle vere e proprie tavolozze di colori, dove le tonalità dominanti del verde delle colture, del giallo-bruno dei campi di grano e del giallo luminoso degli splendidi campi di girasole offrono alla vista e alla mente un piacere quasi catartico.

Una splendida cartolina naturale delle colline nei dintorni di Monte San Pietrangeli

Se si ha poi l’opportunità di fare un tour dalla costa verso l’entroterra, accompagnati da un caldo ancora gradevole e non afoso, con l’azzurro del cielo che si staglia lungo i contorni collinari a disegnare emozionanti cartoline naturali e gustando le eccellenze enogastronomiche locali, l’appagamento dei sensi può senza ombra di dubbio definirsi completo.

Giugno è il mese migliore per ammirare i campi di grano che colorano di giallo-bruno le colline marchigiane

Lo splendore paesaggistico delle colline marchigiane si accompagna al calore dell’ospitalità degli abitanti e, tra questi, Massimo Mancini, un uomo che nel territorio tra Monte San Pietrangeli, Fermo e Porto San Giorgio ben rappresenta un case history italiano di come produrre e offrire al mercato nazionale ed estero un prodotto (la vera pasta artigianale) di indiscussa eccellenza, mantenendo alto il Made in Italy e perseguendo attentamente elevati standard qualitativi, nutrizionali e di sostenibilità ambientale, nel pieno rispetto della tradizione di famiglia.

Massimo Mancini nel campo di grano antistante la sede del pastificio (Foto: Pastificio Mancini)

Il progetto di Massimo Mancini è iniziato con gli studi nel settore agrario, ha trovato ‘terreno fertile’ (nel vero senso letterale del termine) nei campi di grano e si è allargato ad ampio raggio coinvolgendo gli operatori dell’intero territorio circostante (ristoratori, cuochi, albergatori, vignaioli e istituzioni), in perfetta sinergia con i suoi giovani collaboratori (Lorenzo Settimi – Area Sales Manager, Marketing & Comunicazione, Carmen Lucaccioni – Amministrazione e Controllo Qualità, Claudio Marcantoni – Export Sales Manager, Lorenzo Lanciotti – Digitalizzazione e CED, Paolo Mucci – Agronomo, Andrea Brandimarti – Ordini, Spedizioni e Logistica)

Il giovane staff di Massimo Mancini (secondo da sx): Lorenzo Settimi (alla sua dx), Carmen Lucaccioni, Claudio Marcantoni, Lorenzo Lanciotti, Paolo Mucci e Andrea Brandimarti (Foto: Press Office Pastificio Mancini)

che, insieme al pastaio Claudio Cordari, sono l’anima e il motore del Pastificio Agricolo Mancini: “Un’azienda agricola che produce pasta in mezzo a un campo di grano.

Claudio Cordari, pastaio del Pastificio Mancini (Foto: Press Office Pastificio Mancini)

UNA STORIA DI TRE GENERAZIONI

“Il carattere è qualcosa che si eredita, è come la terra che ci viene consegnata dalle generazioni precedenti insieme al compito di coltivarla e farla fruttificare”. Carattere e terra sono ciò che ha ricevuto Massimo Mancini, titolare dell’azienda agricola creata nel 1938 dal nonno Mariano, un uomo testardo, con lo sguardo rivolto al futuro, uno dei pionieri della meccanizzazione agricola del Piceno. Nei loro campi i Mancini coltivavano grano duro da rivendere ai mulini circostanti, ma anche altri prodotti.

Massimo Mancini con suo padre, il signor Giuseppe

L’istinto innovatore del nonno è lo stesso del nipote Massimo, che ha investito, per primo, nell’organizzazione e nella comunicazione. Negli anni ’60 e ’70 il padre di Massimo, Giuseppe, ha sviluppato l’azienda, portandola da 5 a 70 ettari, affiancando il mestiere di contadino alla sua attività principale, quella di imprenditore nel settore calzaturiero, rivelandosi un indispensabile tramite tra le diverse generazioni. A Massimo ha trasmesso la sua solidità, la capacità di restare con i piedi per terra, fondamentali valori che hanno permesso al talentuoso figlio di agire con concretezza e con la voglia di sognare in grande, pianificando attentamente il futuro e mettendosi sempre in gioco.

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

Il passaggio di testimone segna un cambio di prospettive radicale. Massimo Mancini si laurea in Agraria a Bologna: studiando con il professor Giorgio Stupazzoni, un economista specializzato nelle filiere produttive della pasta, ha sviluppato una grande passione per questo mondo, al punto da sognare di diventare un produttore. Una scelta niente affatto scontata in un territorio dove esiste, ed è molto forte, la vocazione per il grano, ma non quella per la pasta.

Massimo Mancini e i grani duri: scelte innovative, legame vincente

La sua tesi di laurea verte sulla filiera del grano duro e della pasta, parte dalla domanda del mercato, quindi dall’evoluzione del consumatore – cosa si aspetta dai prodotti alimentari – per poi analizzare le risposte fornite da tutti gli attori della filiera: gli agricoltori, i mulini, i pastifici.

Torna a casa, a Monte San Pietrangeli, con un obiettivo: valorizzare il patrimonio di esperienza della famiglia e produrre, con il grano coltivato nei suoi terreni, una pasta di altissima qualità capace di conservare l’identità della terra in cui nasce, utilizzando le materie prime migliori, in un’ottica di ricerca permanente.

Uno dei campi di grano coltivati con la varietà ‘Maestà’. In cima alla collina sorge il pastificio Mancini

Ne parla allo chef Stefano Ciotti del ristorante “Vicolo 76” (Cattolica), che gli presenta Filippo Polidori, marchigiano ideatore di importanti progetti legati al food e grande comunicatore: sarà un alleato e uno sprone fondamentale. Ma non ci si improvvisa pastai. Ecco quindi entrare in gioco una figura fondamentale, Cesare Morettoni, un vero maestro: un pastaio artigianale umbro che dopo la pensione continua a lavorare come consulente. «Il regalo più grande che mi hanno fatto i miei genitori è stato mandarmi a fare la pasta a 14 anni» racconta a Massimo.

Uno scorcio del campo di grano che costeggia la strada che conduce al pastificio Mancini

Con 50 anni di mestiere nelle mani e sulle spalle, Morettoni possiede un’esperienza e una sensibilità senza pari, e le mette al servizio di un sogno che diventa anche il suo. «Senza di lui non ce l’avrei mai fatta» sostiene Massimo. Insieme progettano il cuore dell’azienda, la macchina per fare la pasta, la trafila in bronzo circolare, uno strumento tecnologicamente molto avanzato, rispettoso dei principi di qualità e sostenibilità, ma al contempo in grado di integrare le tecniche di fabbricazione della pasta di 30 anni fa.

Sono anni di tentativi, sperimentazioni e ricerca, fino a raggiungere il risultato sperato. Cesare Morettoni infine trasmette il suo sapere a Claudio Cordari, l’attuale pastaio, e il pastificio agricolo può cominciare a camminare sulle sue gambe.

“Dal Pastificio ogni giorno vedo lo stesso incrocio: le difficoltà, le sofferenze e la paura mi ricordano la strada da prendere. La passione, il rispetto e la voglia di lavorare sono il cuore di tutte le decisioni” (Massimo Mancini)

UN PROGETTO ETICO ED ESTETICO

Immerso tra le dolci ondulazioni delle colline marchigiane, il pastificio colpisce per l’armonia delle sue forme. Non si impone, ma si integra con il paesaggio: l’estetica diventa etica, attenzione per la sostenibilità. Merito dell’architetto Ernesto Paoletti, che insieme all’amico Massimo Mancini ha dato corpo a un’idea a lungo meditata.

Lo stabilimento del pastificio Mancini (Foto: Press Office Pastificio Mancini)

Dopo due anni di test sui macchinari – tutti prototipi – e di attenta selezione delle prime varietà coltivate, il progetto ha preso forma, prima su carta e poi nella realtà. Lo stabilimento, inaugurato nel 2010, sorge in Contrada San Rustico tra i terreni dell’azienda, una scelta molto particolare, coerente con la storia del pastificio, che pone la buona pratica agricola al centro della propria attività.

L’enorme macchinario che produce la pasta Mancini

Lo stabilimento è in buona parte interrato, in modo tale da ridurre l’altezza e ridurre notevolmente l’impatto visivo. La progettazione ha richiesto un anno, ed è ruotata intorno alla necessità di ospitare l’imponente volumetria del macchinario principale. Tutto intorno sono stati realizzati i diversi ambienti, orientati in modo tale da trarre il massimo vantaggio dalla loro posizione.

La scenografica trafilatura degli spaghetti Mancini

La zona di produzione, calda e umida, si trova nel cuore dell’edificio, protetta ai lati dai depositi della semola e della pasta, che viceversa sono freschi e asciutti. Un sistema ingegnoso trasferisce il calore dell’area di produzione al piano superiore, dove si trovano gli uffici, riducendo gli sprechi energetici. La luce naturale illumina a giorno l’area di confezionamento, per facilitare il lavoro.

Gli spaghetti Mancini appena trafilati e appesi per la fase di essiccazione

A guidare la mano del progettista sono stati criteri tanto funzionali quanto estetici, per non turbare la speciale armonia del paesaggio. L’edificio, rivestito con lunghe assi di legno, dialoga con il territorio, esprimendo equilibrio, bellezza e senso delle proporzioni.

All’esterno la struttura è avvolta dal legno, materiale naturale e isolante: lunghissime assi orizzontali che cambiano colore con il passare del tempo. Il pastificio si scurirà progressivamente, maturando come il grano che lo circonda. È un luogo vivo, che respira al ritmo della delle stagioni e delle coltivazioni, un orologio biologico in simbiosi con le persone che ci lavorano. Il prossimo passo è il raddoppiamento della struttura: già in fase di progettazione l’edificio è stato concepito in modo tale da poter essere ampliato successivamente, preservando la coerenza architettonica, energetica e ambientale della struttura.

 RITRATTO DI UN CASE HISTORY

Semola e acqua: la pasta è un canto a due voci, eseguito con questi due semplici ingredienti. Sono la coltivazione del grano e la sua lavorazione i fattori che identificano la buona pasta, quella fatta a regola d’arte. Ed è dal grano che comincia la storia di Pasta Mancini: da uno stabilimento a basso impatto ambientale che sorge tra le spighe dorate dal sole, in mezzo ai campi di Monte San Pietrangeli, in provincia di Fermo, nel cuore delle Marche.

Il grano duro dei campi di proprietà Mancini

Il Pastificio Agricolo Mancini produce artigianalmente la pasta con il proprio grano duro. Massimo Mancini, se da una parte ha proseguito la tradizione di famiglia, dall’altra ha dato spazio all’innovazione: il nonno Mariano, nel 1938, ha iniziato a coltivare grano duro, passando il testimone a suo figlio Giuseppe, e infine al nipote. Un’eredità che Massimo ha saputo integrare con approfonditi studi di marketing e comunicazione, sorretto da un’intuizione folgorante: «Perché non produrre noi stessi la pasta con il nostro grano?».

Non una pasta qualsiasi, ma un prodotto che nasca dal grano migliore, adatto a quel terreno e a quel clima. La lavorazione artigianale, infatti, enfatizza le caratteristiche della materia prima: occorre ponderare con attenzione ogni scelta, a partire dalla selezione delle varietà di grano duro, coltivate secondo i principi della Buona Pratica Agricola.

Una buona pasta racconta, dal punto di vista sensoriale, la sua intera storia, dal campo alla tavola, lasciando intatti aromi e profumi, senza nulla aggiungere e senza nulla togliere. Il Pastificio Agricolo Mancini trasforma questa storia in un’esperienza da gustare. Un’alchimia delicata che prende forma grazie a una trafila in bronzo di forma circolare, uno strumento che riprende la tecnica tradizionale dei pastifici di una volta e la rende attuale, grazie alla moderna tecnologia.

Le trafile in bronzo di forma circolare e non rettangolare

Massimo Mancini sa per esperienza che un buon raccolto richiede tempo, pazienza e fatica: anni di tentativi, ricerca e studio hanno preparato il terreno alla realizzazione di questa filiera agricola e produttiva. Dopo un periodo di incubazione, nel 2010 il progetto ha portato i suoi frutti ed è diventato realtà. Da allora Mancini Pastificio Agricolo continua a crescere, conquistando chef e appassionati al primo assaggio.

 ‘BUONA PRATICA AGRICOLA’: TRE PAROLE CHE RACCONTANO UN MONDO

Tutto intorno al pastificio, tra le morbide colline marchigiane, immersi in una trapunta di campi coltivati, ci sono gli ettari di grano da cui nasce la Pasta Mancini. Le Marche sono vocate alla coltivazione del grano duro, per il tipo di terreno e il clima, con piogge regolarmente distribuite.

Ad essere determinante è anche la cultura agronomica dei contadini marchigiani. Basta ammirare la tavolozza dei colori: l’oro brunito del grano, il giallo più intenso dei girasoli, il verde dell’erba medica o delle leguminose, il marrone dei campi trebbiati. Questo territorio è estraneo alla monocoltura: qui si pratica da sempre la rotazione delle colture e si favorisce la biodiversità.

Vista sulle colline di Monte San Pietrangeli dal campo sperimentale di Mancini

Il Pastificio Agricolo Mancini si inserisce in questo paesaggio, lavorando nel solco di una tradizione che non ha eguali nelle altre regioni italiane. Coltiva ogni ettaro con la consapevolezza che solo prendendosi cura della terra, e vegliando affinché non impoverisca, si può ottenere la migliore materia prima possibile.

Addio standardizzazione della produzione, effetto collaterale della globalizzazione. In casa Mancini, dalla spiga alla tavola, la tracciabilità è garantita. Su ogni confezione di Pasta Mancini compare un logo che segnala l’adesione ai principi della Buona Pratica Agricola, gli stessi della saggezza degli agricoltori del passato e oggi recepiti dalle norme comunitarie e nazionali per la sostenibilità ambientale. Significa che l’azienda gestisce in modo ecocompatibile tutte le sue attività, utilizzando le migliori tecniche agronomiche e applicando norme di autoregolamentazione.

Mancini Pastificio Agricolo, con la preziosa collaborazione dell’agronoma Oriana Porfiri, ha adattato i principi della Buona Pratica Agricola alla coltivazione del proprio grano duro, lungo tutto il ciclo produttivo. Le caratteristiche fisico-chimiche del terreno e la storia di ogni appezzamento sono monitorate digitalmente: i dati raccolti servono per poter assumere decisioni ponderate sia nelle lavorazioni che nella scelta delle colture.

Ogni varietà coltivata da Mancini ha il suo carattere e la sua storia, e differisce per taglia, colore, tenore in glutine, contenuto proteico, potenziale produttivo. Di ciascuna si conoscono il ciclo, precoce o tardivo, l’esposizione ideale, le necessità, i punti di forza e le fragilità.

La scelta delle varietà qualitativamente più interessanti e meglio adattabili alle condizioni dei diversi campi, accompagnata dall’uso esclusivo di semente certificata, consente di impostare al meglio e tracciare tutto il processo produttivo. In funzione delle caratteristiche del grano raccolto, cambierà anche la miscela che dà origine alla Pasta Mancini.

Le tipologie coltivate da Massimo Mancini sono tre: Maestà, Levante, Nazareno. La miscela dei grani Mancini è 40% Maestà, 30% Levante e 30% Nazareno. Le varietà devono avere buoni/ottimi indici qualitativi (contenuto proteico, assenza di bianconatura, peso ettolitrico, indice di glutine, indice di giallo). Tuttavia bisogna sempre tenere in considerazione la resa produttiva, per consentire alla coltura la sostenibilità economica.

Varietà Maestà (Foto: sito web Mancini)

La varietà Maestà (127,5 ettari totali) è di recente costituzione, precoce, dal tipico baffo scuro, di taglia media ed è scelta per l’eccellente qualità della granella, sia per il contenuto proteico, sia per l’ottima resistenza alla bianconatura (malattia del grano, per cui la superficie di frattura delle cariossidi presenta zone farinose, anziché essere completamente vitrea, ndr). Viene coltivato su terreni esposti a sud.

Varietà Levante (Foto: sito web Mancini)

La varietà Levante (113,5 ettari totali) è stata la prima ad essere introdotta in azienda; di ciclo medio-tardivo, dal tipico baffo chiaro, fornisce semole con ottime caratteristiche qualitative e indice di giallo elevato. Viene coltivato su terreni esposti a nord.

Varietà Nazareno (Foto: sito web Mancini)

La varietà Nazareno (113,5 ettari totali) è dedicata a Nazareno Strampelli, il famoso agronomo e genetista marchigiano, nato 150 anni fa, che ha dedicato tutta la sua vita al miglioramento del frumento. E’ una varietà a ciclo medio, rigogliosa, adatta ai terreni collinari e produce granella con ottimo peso ettolitrico ed elevato contenuto proteico, a fronte di un glutine elastico.

Sono grani che, saggiamente, non sono coltivati in maniera fitta, per cui, essendoci un minimo spazio tra le spighe, queste hanno la possibilità di nutrirsi delle sostanze contenute nel terreno senza aggredirlo e, quindi, senza impoverirlo. Una semina fitta, invece, tende a generare spighe addossate le une alle altre che, crescendo in altezza alla ricerca di maggior aria e luce, si piegano inevitabilmente sia al vento che alla pioggia.

Massimo Mancini controlla la giusta maturazione di una spiga di grano duro

Si semina nel periodo più idoneo, nelle giuste quantità per ogni varietà, facendo attenzione alle condizioni di ogni appezzamento. Tipo, quantità e tempi della fertilizzazione sono pianificati in funzione dell’andamento climatico, del tipo di terreno, dell’epoca di semina e di altri fattori decisivi. La rotazione delle colture è un altro punto chiave: l’avvicendamento delle specie coltivate favorisce la fertilità del terreno, aumenta la produzione, migliora la qualità, riduce l’impatto ambientale. Ben consapevole di questa fondamentale pratica agricola, Massimo Mancini non si limita a seminare i suoi terreni di solo grano duro, estesi su una superficie totale di 300 ettari, ma ne destina altrettanti alla coltivazione di girasole, favino, erba medica, trifoglio e pisello proteico.

L’applicazione di pratiche agronomiche corrette e la scelta di varietà tolleranti sono indispensabili per portare avanti una coltura sana e vigorosa, in grado di contenere lo sviluppo delle erbe infestanti e delle malattie.

Un chiarissimo esempio di un pendio collinare coltivato a girasoli, senza seguire le Buone Pratiche Agricole e quindi invaso da erbe infestanti (fascia sinistra di diversa proprietà); mentre, applicandole con criterio (fascia destra, di proprietà Mancini) i girasoli crescono in modo perfetto poichè il terreno non è stato impoverito

Un chiarissimo esempio è stato fatto notare dal titolare del Pastificio Mancini durante il Press Tour di sabato 23 giugno quando, una volta raggiunta la porzione di campo sperimentale nelle vicinanze del pastificio, ci si è ritrovati di fronte ad una porzione collinare coltivata a girasoli ma visibilmente divisa in due aree del tutto differenti: quella di proprietà Mancini ricca di bellissimi girasoli distribuiti in modo uniforme, dal fusto alto e rigoglioso, con grandi corone di petali di un giallo intenso, mentre l’area di fianco completamente invasa da piante infestanti, con pochissimi girasoli e per di più bassi. L’altezza del fusto di questi ultimi è infatti pari alla metà di quella dei girasoli di Mancini, segno questo che sta a indicare inequivocabilmente la destinazione del terreno di quella porzione collinare alla semina, negli anni, di un’unica coltura (i girasoli nel caso di specie) che ha causato l’impoverimento della terra e, di conseguenza, la proliferazione di erbe infestanti. Nei terreni di Mancini, invece, si ricorre al controllo chimico solo se strettamente necessario, nel pieno rispetto delle regole dettate dal Piano Nazionale di Attuazione dell’uso sostenibile dei fitofarmaci.

Particolare dei bellissimi girasoli coltivati da Massimo Mancini

Molto interessante il campo sperimentale voluto da Massimo Mancini, portato avanti con la preziosa consulenza dell’agronoma Oriana Porfiri e riservato alla coltivazione di diverse specie di grani duri che vengono costantemente monitorate per capire quali tra esse meglio si adattano alla tipologia del terreno e alle condizioni del clima di oggi, considerando soprattutto gli stravolgimenti  climatici che, anno dopo anno, stanno sempre più proiettando l’Italia da un clima tipicamente mediterraneo a quello tropicale. La varietà di grano che soddisfa i parametri di tolleranza e resistenza alle malattie viene codificata e nominata, come la varietà ‘Nonno Mariano’.

Il campo sperimentale e l’area calpestabile riservata alle visite in loco

Quando il chicco ha raggiunto la maturazione (“Deve scrocchiare sotto i denti”, afferma Massimo Mancini) e ha il giusto grado di umidità, si raccoglie la granella. Il raccolto riposa in silos sigillati ermeticamente, senza ausilio di prodotti chimici; in tal modo, l’interno, si crea un ambiente quasi anaerobico che inibisce lo sviluppo di organismi nocivi alla salubrità del raccolto.

Il grano duro deve riposare almeno 2 mesi prima della lavorazione, altrimenti è alto il rischio che la pasta prodotta possa destrutturarsi e quindi spaccarsi, motivo per il quale il grano raccolto da Mancini in questo periodo di fine giugno 2018 verrà utilizzato a partire da settembre prossimo: fino a quel periodo la pasta sarà prodotta con il grano raccolto tra giugno e luglio 2017.

LA PASTA ARTIGIANALE

Dai silos sigillati il grano viene trasportato presso dei molini di fiducia per essere trasformato in semola di grano duro che, una volta consegnata al Pastificio Mancini, transita prima in una setacciatrice automatica che elimina le micro impurità e poi in un secondo macchinario che la centrifuga a forte velocità, in modo da distruggere eventuali uova di plodia (comunemente nota come ‘tignola fasciata del grano’) che è solita infestare i cereali. Attraverso un tubo di collegamento, la semola di grano duro arriva in una vasca dove viene impastata semplicemente con dell’acqua purissima proveniente dai Monti Sibillini.

Massimo Mancini descrive il percorso della semola di grano di duro che, prima di arrivare nell’impastatrice per poi essere trasformata in pasta, viene setacciata e centrifugata in due appositi macchinari collegati tra di loro alla base dei due enormi silos di contenimento

Al momento della trasformazione, ogni variabile (temperatura, umidità, pressione) viene gestita digitalmente con un livello di precisione impensabile solo pochi anni fa. Tutto il processo produttivo utilizza un sistema PLC che rende completamente pianificabile e controllabile ogni fase. Ma il cuore del pastificio è il macchinario che Mancini Pastificio Agricolo ha fatto realizzare su misura, combinando esperienza e innovazione.

Telai di essiccazione della pasta corta Mancini

L’eccellenza della Pasta Mancini nasce nei campi, ma si fa concreta dentro il pastificio: la ruvidità degli spaghetti e della pasta corta deriva dall’utilizzo della trafila in bronzo, e non in teflon, come nell’industria alimentare. L’impasto viene sospinto verso un disco forato di forma circolare, come si usava decenni fa, e non rettangolare, come ormai avviene in quasi ogni pastificio. In questo modo la pressione viene esercitata in modo uniforme, assicurando maggiore omogeneità al risultato, specialmente per quanto riguarda i lunghi formati.

Lo spaghetto, più lungo e complesso da produrre, è la ‘sezione aurea’ della pasta, il metro di misura per ogni tipo di formato. La Pasta Mancini, una volta uscita dalla trafila, viene privata lentamente della sua umidità, in modo da mantenere la sua porosità interna. La fase successiva è l’essiccazione a una temperatura di 40 gradi circa, per un periodo di tempo molto lungo: alcuni formati richiedono più di due giorni per essere pronti per il confezionamento.

Spaghetti della Linea Classici Mancini con vongole veraci, prezzemolo e olio extravergine marchigiano bio. Questo squisito piatto è proposto in menu presso il ristorante ‘La Vela’ di Porto San Giorgio

La pasta Mancini si presenta chiara ma dorata, come la materia prima di cui è composta, mentre al tatto è ruvida, in modo da raccogliere bene il condimento. Si distingue, inoltre, per la sua giusta carnosità, consistenza e una porosità speciale che le consente di assorbire l’acqua di cottura (sia all’interno che all’esterno) in modo perfetto, rilasciando il suo profumo di grano. Ed è così che giunge in tavola, pronta ad esprimere tutta la sua unicità, dalla prima all’ultima forchettata.

LE LINEE DELLA PASTA MANCINI

I Classici

Formato Lungo: Spaghetti, Spaghettoni, Spaghettini, Spaghetti alla chitarra, Linguine, Bucatini.

Formato Corto: Fusilli, Paccheri, Maccheroni, Penne, Tuffoli, Mezze maniche, Rigatoni.

Tre dei formati di pasta Mancini (con il nuovo logo color arancio-bruno) prodotti per la Linea Classici (Foto: sito web Mancini)
Gli Integrali

Spaghetti, fusilli e penne. Il processo di molitura conserva per intero le componenti del chicco di grano, ossia germe, endosperma e crusca: gli Integrali possiedono quindi più fibre, vitamine e sali minerali e si contraddistinguono per un’elevata digeribilità. Una linea bio nata in collaborazione con alcune aziende agricole marchigiane e l’azienda agricola sperimentale dell’Università di Ancona.

I formati della Linea Gli Integrali Mancini (Foto: sito web Mancini)
I Turanici
Linea I Turanici (Foto: sito web Mancini)

Lo Spaghetto Turanico è scuro con sfumature color terra e rilascia, al momento della cottura, uno spiccatissimo odore di grano. I Turanici sono la linea di punta di Mancini Pastificio Agricolo, realizzata in collaborazione con Prometeo di Urbino e con l’indispensabile contributo di Oriana Porfiri, agronoma esperta di cereali, che ha valutato diverse linee di grano Turanico, in particolare la n.17 e la n.38, strutturando una vera e propria filiera produttiva, dal seme fino alla prima trasformazione. La loro forte personalità si evidenzia al momento dell’assaggio: sono spaghetti morbidi e carnosi, molto aromatici.

Varietà Turanico (Foto: sito web Mancini)

Dietro ogni confezione di Pasta Mancini ci sono anni di studi, un lavoro costante, coerente e appassionato. Ma questi sono ‘solo’ presupposti necessari: il vero banco di prova è l’assaggio. Le parole non servono e solo a tavola si può scoprire la vera qualità e bontà. Pasta Mancini si promuove soprattutto grazie al passaparola di chi la apprezza gustandola, e poi la racconta ad altri, la propone nel suo menu e contribuisce a farla scoprire a nuove persone.

È il caso di Enrico Crippa, 3 stelle Michelin con il ristorante “Piazza Duomo“ ad Alba. Il suo è stato un colpo di fulmine: ha scoperto gli spaghetti Turanici, linea di punta del pastificio, preparandoli nella loro versione più essenziale, sconditi. Anche oggi, quando lo racconta, non può fare a meno di evocare il profumo di grano, la consistenza e il gusto. Gli stessi Turanici sono stati presentati ufficialmente a Hong Kong, al ristorante “8 e 1/2” dello chef Umberto Bombana, 3 stelle Michelin. Una degustazione guidata a cui hanno partecipato i giornalisti delle principali testate cinesi. Anche l’”8 e 1/2” di Macao ha ospitato i Turanici, presentati con lo chef Antimo Maria Merone a un pubblico di importanti buyer.

 

Molto speciale anche l’incontro tra Massimo Mancini e lo chef stellato Giapponese Yoji Tokuyoshi, che ha utilizzato la pasta Mancini – e in particolare gli spaghetti alla chitarra – per creare un piatto dedicato alla città di Noto e alla Sicilia. L’incontro di due culture unite dal rispetto profondo per la qualità della materia prima. Un altro tassello importante è la collaborazione, nel 2015, con Riccardo Monco, dell’”Enoteca Pinchiorri”, storico 3 stelle di Firenze: insieme a lui Massimo Mancini ha preparato due cene a Roma, con centinaia di ospiti, in occasione del tour invernale di Jovanotti. Anche Nadia Santini, del 3 stelle “Dal Pescatore” a Canneto sull’Oglio, è rimasta conquistata dalla Pasta Mancini. Infine, i prodotti firmati Mancini Pastificio Agricolo sono presenti nei menu di alcuni tra i più importanti ristoranti di ogni regione italiana.

UN PRESENTE IN EVOLUZIONE

La distribuzione della Pasta Mancini punta alla gastronomia e alla ristorazione di medio-alto livello. Se il mercato predominante è quello italiano, quello straniero costituisce il 20-25% del totale: in entrambi i casi i margini di crescita sono molto elevati. I mercati più importanti, al di fuori dei confini nazionali, sono il Giappone e gli USA – con un focus particolare su New York, San Francisco e Chicago. In Europa (Spagna, Germania, Francia ed Inghilterra) si sta consolidando una rete commerciale ad hoc. Un altro canale di distribuzione è la vendita online (Giugno 2017).

Mancini Pastificio Agricolo fa inoltre parte di Unici, realtà che riunisce sette aziende italiane dalla forte identità e che rappresentano altrettanti esempi di eccellenza nel settore agroalimentare, unendo le loro forze per promuoversi in occasione di fiere ed eventi. In pochi anni, dal 2010 ad oggi, Pastificio Agricolo Mancini ha messo radici ed è cresciuto sotto ogni punto di vista: gli ettari, la produzione di pasta, il fatturato, le vendite.

Il prossimo passo è il raddoppio dello stabilimento da 1.000 a 2.000 metri quadri, che seguirà l’analogo aumento degli ettari coltivati, a regime nel 2018. La produzione di pasta è passata da 1.000 quintali nel 2010 a quasi 8.000 quintali nel 2017, per un fatturato di 3 milioni di euro. Le previsioni sono ulteriormente positive: nell’arco di 5 anni lo stabilimento raddoppiato sarà in grado di produrre fino a 18-20.000 quintali di pasta l’anno e si stima una crescita del fatturato, nel 2019, pari al 20%. Stesso destino per il punto vendita e informativo, che sarà ampliato e attrezzato con una cucina in vista dell’organizzazione di cene, eventi, showcooking e degustazioni.

Il nuovo logo Mancini

Un importante veicolo di promozione è il nuovo logo Mancini Pastificio Agricolo, realizzato con la collaborazione degli studenti dello IED di Milano. Il packaging, dallo stile elegante ed essenziale, riporta sia il logo aziendale che il logoBuona Pratica Agricola’. In questo modo vengono sottolineati visivamente i fondamenti su cui poggia l’intero progetto: la ricerca della qualità, la cultura agronomica, la sostenibilità.

Il nuovo colore prescelto, che accompagna il bianco e il marrone, è un arancione intenso che demarca una fascia centrale verticale ed è così motivato da Massimo Mancini: “Ci sono giornate in cui il grano, il sole e la terra sembrano abbracciarsi e fondersi in un unico colore. Spesso accade all’alba, qualche volta anche al tramonto. E ogni volta che succede noi siamo lì, a lavorare i nostri campi e a chiederci cosa possiamo fare per migliorare ancora la qualità della nostra pasta. Non è un caso se abbiamo scelto questo colore per rappresentare le nostre confezioni e un pò anche noi stessi. In fondo, senza il sole, la terra e il grano non avremmo mai potuto intraprendere questa strada”.

 MANCINI PASTIFICIO AGRICOLO

Contrada San Rustico 63815

MONTE SAN PIETRANGELI (FM)

Tel. +39 0734.969311

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www.pastamancini.it