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Entrerà in vigore domani 21 settembre 2017, l’Accordo CETA ovvero l’accordo di liberalizzazione degli scambi commerciali e degli investimenti siglato a luglio tra Europa e Canada, con l’obiettivo primario di incrementare il commercio di beni, servizi ed investimenti sul mercato canadese

Una entrata in vigore che – in realtà – sarà solo provvisoria, in attesa della ratifica dei singoli parlamenti nazionali e regionali dell’Unione Europea, ma che comunque comporterà l’applicazione di tutte le disposizioni più importanti ovvero il riconoscimento e tutela delle DOP italiane, l’aumento progressivo delle quote export e una riduzione dei dazi, soprattutto per i prodotti lattiero-caseari.

Su siffatto punto si esprime anche il Segretario di AICIG Leo Bertozzi, il quale sottolinea: “A  parte le innegabili prospettive commerciali per i formaggi che beneficeranno del raddoppio delle quote di importazione in Canada – ha commentato –  il risultato basilare per il sistema DOP/IGP é il riconoscimento da parte del Canada del principio delle denominazioni tutelate: questo a fronte del persistente e sempre più forte contrasto al sistema europeo di tutela delle denominazioni che invece porta avanti il CCFN (Consortium For Common Food Names) USA”.

Siffatto accordo bilaterale prevede – nella parte relativa alla protezione dei prodotti e degli standard sociali – l’inclusione di clausole per uno sviluppo sostenibile, per la salvaguardia degli standard ambientali e sociali e l’eliminazione dei dazi sulla maggior parte dei beni e dei servizi, oltre ad essere operativo il mutuo riconoscimento della certificazione per una vasta gamma di prodotti.

Il processo di globalizzazione infatti, se da un lato ha aperto la strada a una diffusione a livello planetario dei prodotti agroalimentari italiani, dall’altra ha rappresentato terreno fertile per i fenomeni di imitazione che i Consorzi stessi, con accordi internazionali di reciprocità, cercano di contenere facendo politiche di informazione verso i consumatori a livello globale e facendo altresì leva su una regolamentazione più istituzionale del fenomeno.

Quello canadese è un mercato dall’elevato appeal, con 40 milioni di potenziali consumatori i quali ad oggi valgono – solo per le esportazioni del settore caseario Made in Italy – oltre 45 milioni di euro (fonte: Assolatte).

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