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Cinque mesi dopo l’approvazione dell’accordo economico e commerciale globale al Parlamento Europeo il Consorzio conferma la convinzione che le nuove norme internazionali permetteranno una maggior tutela del proprio prodotto sui mercati locali

Si configura come uno dei prodotti più esportati dell’agroalimentare made in Italy e altresì come uno dei più imitati e presi di mira dal fenomeno dell’Italian Sounding: il comparto dell’Aceto Balsamico di Modena IGP, attraverso il Consorzio di Tutela tiene a ribadire a tal proposito l’importanza, anzi la necessità di un accordo economico e commerciale globale sul mercato Canadese quale il CETA al fine di veder riconosciuto anche ivi il principio delle IG e quindi veder maggiormente tutelata la Denominazione. Nella sezione dedicata al riconoscimento dei prodotti DOP e IGP europei, l’accordo introduce nuovi strumenti legali di tutela riconoscendo, in questo modo, alle IG europee uno statuto giuridico autonomo rispetto a quello dei marchi privati.

“Come abbiamo già esplicitato lo scorso febbraio nei giorni immediatamente successivi all’approvazione da parte del Parlamento Europeo e come ribadiamo anche oggi, consideriamo positiva per l’Aceto Balsamico di Modena IGP la parte dell’accordo relativa al riconoscimento dei prodotti europei a denominazione protetta – ribadisce il Presidente Mariangela Grosoli – perché ci fornisce uno strumento di tutela sul mercato canadese che altrimenti non avremmo. La registrazione della nostra IGP all’interno dell’elenco riconosciuto dalle autorità canadesi, infatti, amplia notevolmente il campo delle possibili azioni di tutela del prodotto. Questo senza limitare in alcun modo la tutela già consolidata, sia a livello normativo che giurisprudenziale, in Europa. Per l’Aceto Balsamico di Modena IGP – aggiunge – il mercato canadese è una realtà importante e nel momento in cui sarà possibile tutelare la nostra denominazione e quindi comunicare con più chiarezza ai consumatori locali la grande differenza tra il nostro prodotto e le tante imitazioni, siamo certi di poter assistere a una crescita ulteriore della quota di mercato.

La globalizzazione, se da un lato ha aperto la porta a una diffusione a livello planetario dei prodotti agroalimentari italiani, dall’altra ha funzionato da amplificatore per i fenomeni di imitazione che i Consorzi, considerate le diverse legislazioni, faticano ad arginare. In questo contesto, i vari accordi bilaterali siglati negli ultimi anni dall’Unione assumono una grande importanza perché dispongono regole internazionali comuni tra i Paesi firmatari. La natura di questi accordi è contrattuale e prevede pertanto una negoziazione e quindi la ricerca di compromessi tra esigenze diverse. Questo è certamente vero anche in ambito di tutela dei prodotti a Indicazione Geografica in quanto molti Paesi sono da sempre contrari ad una tutela ad hoc delle IG. In questo contesto, l’Unione ha sempre difeso il sistema comunitario non arretrando mai sulla tutela giuridica che questo garantisce all’interno del proprio sistema giuridico. Diversamente, per quanto riguarda la creazione di sistemi di tutela nei Paesi terzi, le soluzioni adottate, pur differenziandosi l’una dall’altra, rappresentano comunque un miglioramento delle posizioni di partenza che non prevedevano nessun riconoscimento né tutela per i nostri prodotti.


 

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